Bolle sensoriali, allocazioni temporanee di serotoninergiche individualità di frammentarie de-compattazioni dell’io: chi accende la fiamma deve ingoiarla per primo. Endemico frutto divorante il suo peso, la sua polpa e l’altrui lingua, nel morso fatale che rende l’uomo amorfo e terribilmente solo. Babele, Babele: il mostro lo hai concepito ben dentro le tue mura e non vuoi levar lamenti nemmeno questa notte. Li piangerai. Tu piangerai i tuoi lutti. La genesi di tanto male si chiama fame, sete, sepolti entrambi nella buia conoscenza di una incubata faida di poteri che nessuno più può contenere. Come un virus, prodotto in distribuzioni di razza, per il deragliamento ultimo della paura tra i depistati bisogni della massa, del frutto che non tu hai scelto. E che oggi ti è popolo.
(30/05/2026)


