Inumiditi rumori calpestano la morte di chi giorno dopo notte tace il suo dolore. La fede, la lotta, la forza. Piangono solitarie perfino le ombre sulla sorte di questo silenzio che noi vogliamo coltivare, a mani giunte, a braccia levate, sotto i cieli non ancora scomparsi.
Stanno prosciugando le più preziose sorgenti con tutte le loro fontane, cominciando dai più piccoli germogli. E indaffarati gli indisturbati bevono, lasciando ovunque tracce. I soliti impotenti. Senza manifestare quello sdegno, e puranche quella pietà, che la natura più elementare impone, in dette circostanze, all’essere umano in quanto tale.
Noi non possiamo accettare che il mare di tanta vita si tramuti in un deserto inabitato e che tale deserto sia cucito tra le mutilate labbra di quelle bambine, di quelle donne, che rappresentano il cantico dell’innocenza, il paradiso della bellezza, l’umanità che più di ogni altra umanità fa dell’amore il suo unico abito da nozze, il neo gemellare che bacia ora il cuore e adesso i pensieri, tra seno e viso, in un’armonia di gestazioni profonde di meravigliose anime.
Piangeranno ancora solitarie, le ombre, sulla sorte di questo scempio del quale il vivente è tenuto a dare un nome, il nome che gli spetta – genocidio per mutilazione -, senza più imbarazzo ed impotenza, sotto i cieli mai scomparsi del Darfur, tra le sconfinate piante di giovani melograni dell’Africa, lì dove troppi indaffarati, indisturbati ne fanno pura carne da macello o interesse da vendemmia?
Inumiditi rumori. Calpesteranno la morte?
E la fede, la lotta, la forza.
Eppure, questo pane, è un pane di lacrime abbondanti!
(03/11/2025)


