Lungo la strada per lo Sheol, dove le vipere e le serpi nidificano al posto delle colombe e dei pellicani, a tempi alterni si aggirano i falsi clown.
Illusionisti massivi, padrigni di una pace ben rubata e poi calpestata con lussuosi sandali da golf, e incantatori di popoli, con aghi di vetro dal moto cibernetico al posto delle indaffarate dita, armano giochi oltre frontiera tra i paesi delle piazze a orologeria balbettante, col ramoscello di mirto al naso e distesi a turno sotto il lentisco e il leccio.
Essi compongono e scompongono la sinfonia di un’opera che non gli appartiene, destituendo la natura elementare dell’armonia dei diritti e istituendo delittuosi decreti che appaiono e scompaiono sempre sotto la stessa veste: quella dell’infamia. E vanno urinando endemiche fiabe di trappole fin dentro le vene scoperte delle più smarrite anime, tra libagioni orgiastiche e rituali di menzogne, di soprusi e di castighi.
Con inganni di prestigio hanno disonorato la storia, la quale scucirà i loro nomi equestri dalle labbra della generazione postera, la eccedente.
Tirannici domatori di esseri viventi, come vessilli e stendardi appaiono e scompaiono, scompaiono e riappaiono, impauriti dalla pace, da quella pace ben rubata e poi nascosta tra le loro tasche rattoppate coi legacci dei tanti, troppi lussuosi sandali da golf.
Lungo la strada per lo Sheol, dove le vipere e le serpi nidificano al posto delle colombe e dei pellicani, a tempi alterni si aggirano i falsi clown.
Quando adocchiano i piccoli, i poveri e gli indifesi, sono terrorizzati dai loro sogni, dai sogni più innocenti.
Eccoli.
Hanno ideato una brace planetaria.
Giaceranno uno sull’altro tormentati tra le fiamme, bruciando la loro esistenza su quei carboni ardenti. E in orrore non avranno altro che se stessi, abbandonati dalla vita. In un eterno conto alla rovescia.
(31/10/2025)


