Un tempo era la primavera.
Con il vento agli occhi
si seminavano melograni
e i campi erano in festa.
Oggi, invero,
soltanto memorie da scontare.
Come le notti dopo i giorni.
Talvolta qualcuno si smarrisce
e si chiede:
sono mai stato?
A questi,
nessuno saprà indicare
la via del ritorno.
Popoli, popoli tutti,
vi è stata cucita la nostra storia
tra le labbra.
Se apriste la vostra bocca
fuori non ne verrebbe che fuoco.
Invece, muti.
Eppure,
seminando melograno
con il vento agli occhi,
talvolta qualcuno si smarrisce
udendo piangere il fumo.
Duemilaventicinque.
Sul precipizio dell’anno,
unica, nel non cadere,
resta la lingua dei morti.
Shalom!
(07/10/2025)


