Nel mese decimo, al giorno sesto del mese, nell’anno venticinquesimo della duemillesima età, tra un’ora orfana di alba e vedova di tramonto, la parola del Signore è scesa su di me, in questi termini:
Figlio dell’uomo, se gli occhi della serva sono rivolti alla mano della sua padrona, perché il cuore di questo popolo è distante dalle mie parole, dal mio amore?
Esso, infatti, va dicendo:
dal meridione compereremo altri schiavi, e quando verseranno nelle inesauste doglie mortali, per l’incurabile stanchezza prodotta alle loro membra, li faremo bruciare, sacrificando i loro figli ai vizi dei nostri vecchi e nuovi idoli, bensì già destinati ai capricci dei nostri innumerevoli affari.
Si compiacciono l’uno con l’altro delle loro empietà e delle loro azioni, perpetrate con violenza immane; vanno vantandosi, procacciandosene altre.
Ingordi. Non sanno che si stanno ingrassando come tanti cinghiali per il giorno della strage?
Eppure vanno dicendo: faccia vedere, Dio, faccia vedere a tutti noi questo suo giorno.
Ingordi e stolti. Non basta procurar fastidio ai morti vivi e ai vivi morti? Voi avete accelerato il tempo e non ne avete saputo leggerne i segni, né mi avete prestato ascolto. Ipocriti e vili. Ciò che mantiene vive le fondamenta dell’esistere voi lo ignorate, proprio perché siete una generazione malvagia e infedele.
Io, nel mio nome, per il resto che mi sono scelto, sto già ristabilendo ogni cosa. Questo affinché, quando il mio giorno giungerà, lo sterminio non sia solo sterminio, ma in fondo al vostro vivere volgare e omicida sia sterminato e sterminato.
E come gli occhi della serva sono rivolti alla mano della sua padrona così lo sterminio, quando avrà adempiuto e assolto ogni giustizia, rivolgendosi verso di me dirà: è stato fatto tutto secondo il tuo volere. Sono tuo servo inutile.
Figlio dell’uomo, esci dalla città che non ti ha mai visto nascere, e alle sue porte sbatti i tuoi sandali, sbattili per ben dodici volte, affinché io possa parlare con la polvere che andrà staccandosi dai tuoi piedi. Tu, nel mio nome misericordioso, il tre volte santo, a questa generazione che ha costituito troppi popoli di paesi superflui, ti rivolgerai con alle spalle il sole, indicando con la mano destra per ben sette volte la direzione dell’oriente, dicendo così:
Parlammo
e non fu prestato ascolto.
Scrivemmo
e non fu prestato sguardo.
Infine agimmo,
in quanto segno per questa generazione:
non fu prestato intelletto alla memoria.
Per quanto tempo ancora?
I nostri passi, mai stati tiepidi,
adesso bollono
nel pentolame delle età carnivore,
a tumefatto autunno.
Il nostro lamento
non lo abbiamo tenuto nascosto,
così come l’indignazione,
ma non invano
abbiamo tra di voi predicato.
Voi siete la sentenza e il presagio
che vi siete procurati con i vostri ascolti,
con i vostri sguardi,
con il vostro intelletto:
domani non occorreremo fastidio,
affatto.
Voi canterete e ballerete ancora,
nei tanti fiumi di polvere ammuffita
e di cemento armato
e sotto i cieli di petrolio e di catrame.
Ma il sangue innocente che spegnerete
sulle candele sporche di avida complicità
noi andremo ad aizzarlo
sui candelabri dalle rive a sette sponde,
tra una mareggiata di silenzi
e una epidemia di uragani.
Voi vedrete
la visione del vostro giorno
coi nostri occhi e,
dal settentrione dei pensieri più vegetali,
andrete piangendo
con le ugole dei mai seppelliti cadaveri.
Sì.
Perché avete costruito un calice inutile
per i mille presenti assisi,
inaugurando l’ira degli assenti dimenticati.
Vi siete prostituiti l’un l’altro
senza badare all’epilogo, al prologo,
alla memoria.
Ecco.
Voi attendete di non attendere invano.
Eppure la scadenza è tra le vostre mani.
E in quanto alla sua veridicità
non ha confini.
Il giorno sta per giungere.
Sta per arrivare il momento
in cui ognuno porrà le sue mani
sopra quelle del vicino.
Rovente, il giorno vi attende.
Esso detiene il primato dell’ascolto,
della lettura, e della parola.
Quanto ai mossi e ai rimossi confini,
da tutelare, invero,
e da salvaguardare,
da oriente ad occidente
coleranno dodici boe fiammeggianti,
come dodici furono, sono e saranno,
tra di voi, i nostri passi,
dall’alto delle più celesti acque,
nel pentolame delle nostre età carnivore,
che accoglieranno
il candelabro dalle rive a sette sponde,
tra una epidemia di menzogne
e una mareggiata di ossa indecifrate
da nominare.
Invano.
Ecco.
Voi attendete di non attendere.
Eppure la scadenza è tra le vostre mani.
Rovente,
il giorno giunge come un ladro.
Chi presterà attenzione alla nostra parola?
Il giorno.
Lo guarderete bruciare
e non potrete fuggire via.
Noi.
Noi lo abbiamo proclamato
in ogni vostra città.
E, da oggi,
perfino la polvere,
che va staccandosi dai nostri sandali,
a passi mai stati tiepidi,
vi previene delicatamente,
come ambasciata di testimonianza,
per annunciarvelo.
Voi.
Stoppia che partorirà la lieve fiamma,
la quale darà moto alla miccia che,
con occhi prostituti e distratti,
vi passate di mano in mano,
in mani di mani,
dall’alba al tramonto,
dal tramonto all’alba,
come fosse potere, fama, e denaro.
Oracolo di Dio, mio Signore.
(06/10/2025)


