Al ventinovesimo giorno del quinto mese, nel venticinquesimo anno della duemillesima età, quando il tramonto dell’appetito cosmico accennava il suo nauseante travaglio, la parola del Signore Dio è scesa su di me, in questi termini:
Figlio dell’uomo, oggi non sarai tu a proporre per me, forse? O meglio, sarai forse tu a giudicare la condotta maligna dei malvagi? No. In verità, come su di te, adesso, è scesa la mia mano, così stenderò il mio braccio potente, la mia destra, su questa generazione di malvagi. Io pongo questa parola sulla stadera della giustizia, come peso noto a tutti e non falsificabile da alcuno, per portarla a lordo compimento.
Tu dirai loro: così parla il Signore Dio, autore della vita, che ha a cuore i cuori degli uomini, opera delle sue mani: dunque, di tutte le sue creature.
Voi che abitate nelle fortezze inaccessibili dei vostri onorevoli ingaggi, tra le microfessure biochimiche della vergogna e della infamia, espierete tutte le vostre perverse azioni, ogni atto miserabile e deprecabile, con l’esultanza più onesta della vostra stessa cenere. Oracolo del Signore. In fanghi di ghiaccio e di vellutata feccia si specchieranno presto, molto presto, le coscienze che trasudano il sangue altrui, quello dalla natura innocente. Incapaci di guardarsi l’una con l’altra, saranno messe a confronto con se stesse, in un duello leale: berranno l’odore dell’ombra della generata assenza, la stessa assenza che gira per le vostre piazze, per i vostri viali, per le vostre città, per i vostri paesi, e che non si dà tregua perché prodotto puro e putrido è, controllato sin dalla sua origine, stillato in esclusiva dall’appercepita morte. Contro di voi si sta per alzare un vento impetuoso. Un vento orientale che squarcerà perfino i più alti cedri e che, implacabile, farà del mare più insipido la sorgente devastante della mia terribile vendetta. Susciterà violenza e desolazione, disastri e orride contese. Non si placherà nel suo vasto percorso e non allenterà la sua presa, come un arco a cui è tesa sempre di più la corda, per misurare e così da non fallire in alcun angolo per il quale è stato progettato. I vostri piedi non conosceranno più pace perché non avranno alcun riposo, neanche sui colli brulli e tra le più oscure spelonche. Fuggirete, con la vostra coscienza appesa tra testa e collo, e per la foga, per la fretta, guarderete corrervi davanti l’ombra vostra e proverete terrore, proverete terrore della vostra assenza, quando la berrete nell’odore della morte. Un accusatore si è alzato. Un accusatore ha già pronta la crudele testimonianza contro di voi, contro le vostre strategie repentine volte a generare disgusto per la vita, per il diritto alla vita. Ed è colui che precipiterà con voi, nel giorno della notte più corta. Oracolo del Signore. La vostra casa sarà lasciata vuota, il vostro casato sarà smembrato. Perché avete infierito contro l’inerme, avete usato violenza inaudita sull’innocente, non lasciando scampo nemmeno all’orfano, e profanando nel corpo e nell’anima perfino la vedova, consumandola da padre a figlio nel medesimo momento, ferendo l’umanità intera e bestemmiando, così, il mio impronunciabile nome. Il vostro respiro sarà la peggiore memoria che si avrà di voi: l’acre cimitero di valori che serpeggia nei vostri occhi, sgorganti fetido grasso, dai vostri vomitevoli ghigni irriverenti, alzerà, esso stesso, il calcagno contro di voi per abbattervi, come tante carogne, in un luogo di avvoltoi e di sciacalli. La vostra discendenza non avrà luogo. Avete votato perfino essa allo sterminio. Sterminio. Questa parola così inflazionata, che tanto infastidisce il vostro delicato udire, il vostro intrepido dialogare, fino a lasciarvi usare la morte come strumento diplomatico principale per i vostri squallidi interessi e affari. Il potere vi ha accecato il cuore e il denaro vi ha sedotto l’intelletto: vi state prostituendo puranche per i valori meno attaccabili dei vostri portafogli, delle vostre borse. Oh, la pietà vi scava il volto e fugge via! Ma essa fugge per venirvi dietro. E perché avete dimenticato di usare pietà, ecco: con la stessa misurata pietà avrete la vostra ricompensa, la quale già vi attende al varco, al varco dei due mondi, nelle fortezze inaccessibili dei vostri onorevoli ingaggi, tra le microfessure biochimiche della vergogna e della infamia. Lì, dove espierete tutte le vostre perverse azioni, ogni atto miserabile e deprecabile, con l’esultanza più onesta della vostra stessa cenere. Oracolo del Signore Dio, autore della vita, che ha a cuore i cuori degli uomini, opera delle sue mani: dunque, di tutte le sue creature.
(29/05/2025)


