Non tarderai.
Perfino i fiori lo sanno
e le pietre che, nel tuo nome,
non possono tacere.
Io sono
dove soltanto gli angeli
odono la tua voce e,
come il pampino della vite,
offro il mio frutto
quando i mondi si destano
per la vendemmia ultima dell’aurora.
Universi di creazioni mi vestono,
intanto, dei loro colori,
mentre una brezza leggera
bacia la mia pelle,
adesso attraversata dalla terra,
ora dal mare.
E resto qui,
dove la tua promessa
mi ha reso uomo,
nell’attesa di un’attesa
che sconvolga ogni perenne perennità
profusa nel concetto più verginale
che il tempo va generando
nel mio cuore,
senza badare alle coordinate,
né alle connessioni.
Primula, io, del tuo sentire,
e voce inesausta del tuo volere,
vado germogliando
oltre gli occhi delle aquile,
lì, dove a cantare il tuo nome,
inconosciuto e terribile,
sono soltanto gli angeli.
Non tarderai.
Mi verserò come il pampino della vite,
con elevato spirito,
tra universi di creazioni,
quando tu, nella più lieve brezza
ti fermerai nel mio petto
per addimorarlo, eterno.
E sarà l’aurora che, infine,
vestirà d’azzurro la tua promessa
che diverrà adesso terra,
ora cielo.
Ecco.
Io sono
dove la domenica
profuma di cristallo:
perfino i fiori lo sanno
e le pietre,
che non possono tacerlo.
Sono sulla torre del tuo amore,
fortezza dalle celesti fondamenta,
per rivelare alla natura delle cose
le cose della natura,
e agli uomini della fine
la fine degli uomini.
Io accoglierò la luce
che dentro me diverrà pace,
pace per creazioni di universi.
Avverrà
come quando il mare culla l’onda,
nel bacio del vento:
il cielo sposerà la terra,
e la terra
porterà con sé il suo frutto verginale che,
splendendo ovunque,
concepirà ovunque vita.
Al tuo petto abbandonato
diverrò rugiada che mai si scioglie,
pupilla del tuo vedere,
e con le tue labbra paterne
scriverai il mio nome, nel tuo nome,
tra le mie.
E così, con sostanza d’amore,
anche le mie labbra scriveranno,
per la vendemmia ultima dell’aurora,
universi di creazioni soltanto per te.
(09/09/2025)


