E non sarà più sabato.
Anche la pietra ha rigettato fango,
il vostro stesso lerciume,
e ne ha aggiunto del suo,
con la chiave affidatagli dalla natura.
In quale giardino.
Oh, quanto stagnanti sono i riflessi,
ormai smorti,
dei vostri pensieri!
Avete calpestato la terra
che i vostri padri
non hanno mai ereditato.
Eppure, oltre a calpestarla,
l’avete resa
un luogo di desolazione e di ludibrio,
facendo della morte degli innocenti
il vostro idolo più grande,
il genocidio.
Vi vantate gli uni con gli altri,
forti della vostra vile complicità,
mentre andate spezzando
perfino quei fiori
non ancora in seno alla terra:
e non siete sazi
di aggiungere terrore all’orrore,
perché siete affamati di distruzione,
voi che andate violentando
puranche i vostri nomi.
Tra di voi
si dovrebbero chiamare beati
coloro che non sono mai nati,
coloro ai quali
il respiro non è mai stato baciato
dalla carezza della luce:
gli inesistenti.
Davvero su di voi
la pioggia scende senza compassione
e non porta via con se
neppure il sangue
oltraggiato dalla vostra lordura.
Chiamate bene il male
e avete addirittura invertito
i valori dei vostri voleri:
così la libertà è diventata oppressione,
oppressione verso chi non si deprava
al modo vostro.
Ecco. Un arcobaleno di perdono e di pace
si dissolve sopra il vostro capo
e dai suoi sette colori
non resta
che un contaminante bagliore di condanna,
come una Roma che brucia d’orizzonti
lasciando al cielo
null’altro che la sua colpevole cenere.
E non sarà più sabato.
(10/09/2025)


