Nel mese dodicesimo, al ventisettesimo giorno del mese, nell’anno venticinquesimo della duemillesima età, la mano del Signore è scesa su di me.
Così mi ha detto il Signore:
Figlio dell’uomo, rivolgi la mia parola verso tutte le nazioni, le quali non sono più che figlie altre in questo che per me è stato un anno altro.
Tu dirai loro: Così dice il Signore, mio Dio:
Nessuna pietra scalfirà il precipizio che violentemente avete scavato. Figlie di perduti orizzonti e di rovesciate promesse, che in grembo portate il frutto della umana disillusione: gemete, urlate per quello che per altri darete ancora alle ombre, alle tenebre. Infatti, chi potrà turare le orecchie dei popoli quando agonizzerete per la rovina della vostra giovinezza d’anima che vi ha procurato questa ferita sì incurabile? Morirete schiacciate da ciò che avete empiamente ignorato, scartato. Già la vostra bocca è pronta ad accogliere il sasso, la pietra che muterà frastuono e baldoria in silenzio e vergogna. Vi raderete il capo in quel giorno, figlie di perduti orizzonti e di rovesciate promesse, andando nude per le piazze, nelle vostre città, con agli occhi l’insanguinato disprezzo di tanti. Sì. Avete scavato la fossa più grande. Eppure vi precipiterete da sole. Chi piangerà per il vostro inverno? Chi profonderà nello strazio abnorme della vostra ferita insanabile? L’aborto che portate in grembo, frutto della umana disillusione, e che per un anno altro è stato preda delle ombre, delle tenebre: esso piangerà e profonderà per voi, condannando la ferocia vostra con la maggiore sua ferocia. Oracolo del Signore, mio Dio.
(27/12/2025)


