Nel ventunesimo giorno di agosto dell’anno di grazia di nostro Signore Gesù, il Cristo, l’anno 2025, la parola di Dio è scesa su di me, in questi termini:
Non urlerete. Sarà il vento, saprà delle Sue labbra. Come un adagio, voi stessi vedrete fiorire, tra i seni sterili della vostra identica canzone, parola dopo parola, atto dopo atto, accordo dopo disaccordo, l’ora più buia. Oracolo del Signore. Vi asciugherete con le tormentose tenebre dei vostri procurati orrori. E anche queste vi faranno ascoltare, come un adagio che scuote mente e sangue, sangue e cervello, cuore e cervello, il suono inquieto dei vostri violenti affari. Quale tributo migliore al principe di questo mondo che tanto, troppo vi governa: voi apprezzate ogni sua mancanza come lui disprezza ogni vostra presenza. Il paradosso del male incarnato nel tempo, al tempo inglorioso del vostro tempo. Ma c’è ancora un dettaglio. Perché nel dettaglio va svelandosi ogni perfezione perfetta. Colei che vorrà baciare, per l’umanità intera, tenerissimi fiori di melo, con le sue vergini labbra, renderà il demonio monco perfino del suo inferno di terra. Oracolo del Signore. Sarete inconsistenti. Dei senza patria. Orfani pure della Geenna. In quel giorno senza notte, voi, che vorreste rendere volgare l’esistere e la vita, smetterete di urlare, come un adagio che parola dopo parola, atto dopo atto, accordo dopo disaccordo, arrotolerà in sé il pentagramma di ogni amore, ed è così che vedrete fiorire, tra i seni sterili della vostra identica canzone, l’ora più buia. Sarà quello il momento di letizia e di gaudio per tanta umanità. Questa se ne starà con la luna e con le stelle a guardare il frutto di tanto amore, l’alba. E tutto a un tratto sarà Mattina. E non sarà un dettaglio, per voi, entrare nella fine senza Vita, dove il sempre vince sul mai, lì dove non è prevista né un’uscita e tantomeno una via. Oracolo di Dio, mio Signore.
(21/08/2025)


