“Ora, in quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.
Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.
Ora tu, Daniele, chiudi queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine: allora molti lo scorreranno e la loro conoscenza sarà accresciuta”.”
(Dn 12, 1-4)
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“Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda -,”
(Mt 24, 15)
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Nell’anno 2025, la notte del diciannovesimo giorno del mese di novembre, la mano del Signore è scesa su di me. Egli mi ha parlato nella mia parola, in questi termini:
Figlio dell’uomo, c’è chi si crede leone tra le nazioni.
Ebbene, tu dirai a costui:
Così parla il Signore. E così ti sentenzia:
Quando ti mozzerò il fiato, tra lingua, mascelle e palato, con le mani ancora tinte di scarlatto poserai un’ultima volta il tuo piede su di una terra che hai predato con eccitata infamia. Incollando il tuo pensiero al drappo funerario che mi volle nudo sull’altare mai ultimato delle patrie, andrò scavando, tra le stelle che più hai a cuore, il bacio fulvo dell’olocausto che ha dato origine alla luce. Ti sei creduto un dio. Con la memoria appena imbevuta dal risveglio primordiale dell’udito, verserai la tua lacrima presente sulle pure piaghe della vita e, strisciando tra gli eccidi della polvere millenaria, ti volterai una seconda ed ultima volta, mordendo la terra che tanto ti disgusta, attirato dalla voce del mio terribile nome. Io comanderò alle milizie celesti di non vomitarti. Non una parola ti lascerò. In eterno. Resterai muto, nel tuo putridume, per ogni tua nefandezza, quando mi mostrerò a te nella mia regalità cosparsa di universi. In quel tempo, io, io stesso distruggerò l’abominio devastante (chi legge, comprenda) che a causa tua ha rovinato nazioni su nazioni e, con desolante terrore, per la tua stolta superbia, con i tuoi occhi volgari, l’uno nell’altro inchiodati, e tatuati a strisce, mi guarderai, finitamente stupito, calpestato immacolatamente.
Oracolo del Signore.
(19/11/2025)


