Nove novembre. Anno 2025. La mano del Signore è scesa su di me. Questa è la sua parola:
Ecco, la tenebra. Si è palesata con sprazzi di ombre tra le ossa incenerite lambite dalle piaghe delle fiamme. Larve. Di fuoco e di silenzi sconosciuti, tutto penetrano, tutto mordono, tutto invadono. Pallori notturni chiamano per nome i loro carnefici. Nemmeno il silenzio è in silenzio: plotoni di parole inchiodano il mondo, un mondo che, murato e immerso in tanta tenebra, testifica il capitolo della notte. Pagina pari e pagina dispari. Morte ad oriente, morte ad occidente. Quale parola più singolare in un tempo di temporalità, in una pluralità di plurali: davvero questo capitolo sembrerebbe appartenere ai luoghi dove non è il respiro al governo ma, piuttosto, la corruzione del pensiero, la quale domina sui diversi organi per la degenerazione delle generazioni, per la putrefazione degli spazi. Veramente est e ovest, morte alla pari e morte alla dispari, giammai si sfioreranno, in tale siffatta tenebra, pur di non voltare la pagina.
Figlio dell’uomo, prendi una tavoletta. Dividila in due parti eguali. Su quella di sinistra incidi a eterne lettere: male. Poi, con lo stesso numero di caratteri, incidi su quella di destra la parola “bene”, e fa tutto questo con il mio eterno sangue. Prendi, adesso, le due parti della tavoletta che hai appena spezzato e falle cozzare tra loro. Sulle due parti delle tavolette non c’è scritto più né bene, né male. Poiché hanno scambiato il bene per il male, chiamandolo madre, e il male per il bene, chiamandolo padre, io faccio delle stelle doppie dei carnefici una sola stella, figlio dell’uomo. E siccome sono adoratori del nulla e del niente, essa si chiamerà “bele”. Oracolo del Signore.
Voi che cercate il bello dov’è il brutto e il brutto dov’è il bello, ecco: fino ad oggi avete avuto tra voi potere, successo, gloria vana. Da questa notte, voi non potrete più parlare nel mio nome senza pagare il prezzo più alto. Oracolo del Signore. E il potere, il successo e la gloria vana, che andate ovunque ricercando sulla terra, saranno per voi laccio e trabocchetto. Istruitevi e vedete come farli orientare senza che essi stessi vi distruggano. Carnefici e aguzzini.
Un solo chiodo, un muro solo. Io, il martello. Il martello con il quale inchioderò le nazioni al muro, e murerò nel chiodo le nazioni. Ecco. Voi ordinate di profetare solo fandonie, quelle che vi danno potere, gloria e onore. Ma coloro che lo fanno non sono affatto miei servitori. Sono gente falsa, spietata, al soldo delle vostre corrottissime coscienze. Magari profetassero nel mio nome, o almeno sapessero distinguere il loro bene dal loro male, lì dove ho posto il confine del vostro essere tra il vostro inizio e la vostra fine. Ma la tenebra è scesa. Ottunde il mondo. Lo stesso mondo che, attraverso i suoi carnefici e aguzzini, oggi testifica, nel mio terribile nome, che il capitolo della notte sta per terminare, e che le sue due pagine, quella pari e quella dispari, diverranno una sola parola. Oracolo del Signore.
Larve. Di fuoco e di silenzi sconosciuti, tutto penetrano, tutto mordono, tutto invadono. Pallori notturni chiamano per nome i loro carnefici. Nemmeno il silenzio è in silenzio: plotoni di parole inchiodano al muro chi ha chiamato madre il “bele”, e chi, disorientato, a creduto di vedere in essa il padre. Può, un muro, dire al martello: tu sei mia madre? E può, un chiodo, dire al martello: tu sei mio padre? Eppure io sono padre e madre. Ma a voi, io non vi conosco. Oracolo del Signore.
Lambite piaghe di vermi, mangiando carogne di fiamme. Oh, ecco il documento del quale andate falsificandone ogni atto! Voi mi avete provocato. Avete bestemmiato il mio Spirito. Un tempo mi tentarono i vostri padri, mettendomi alla prova. Eppure, loro, non riuscirono nell’opera vostra. Non offendetemi. Non offendete, dunque, i vostri padri, le vostre madri. Perché voi non mi conoscete affatto, e non siete altro che una prole degenera e bastarda. E a quale parola più singolare in un tempo di temporalità, in una pluralità di plurali, dovrei forse più assimilarvi? Ecco, voi avete acceso la fiamma e invano vegliate per il fuoco: io sto per addurre sonno alla tenebra che ottunde il mondo, e lascerò bruciare le due pagine nel capitolo della notte, affinché nei vostri occhi si avviluppino soltanto fumo, fumo e zolfo, al posto delle lacrime più infami. Oracolo di Dio, mio Signore.
Dieci Novembre, anno 2025. La mano del Signore è scesa su di me. Questa è la sua parola:
Abbandonerò la costruzione di pietra, lontana da mani vive, per abitare nel tempio dell’uomo da me creato, mio edificio spirituale. Chiunque insegnerà qualcosa di diverso, fosse anche uno spirito celeste, dirà una menzogna che io punirò molto severamente. Ascoltate bene. Chi, davanti a me, può ritenersi giusto? Ma tu non temere, abitante della terra. Io sono colui che fa sorgere la giustizia e il diritto quale esordio primigenio di ogni santità. Un attributo della mia santità è la misericordia, la quale deve risiedere in ogni volontà, negli albori dei suoi atti immacolati, di ogni essere umano. E tu proclama, figlio dell’uomo: questo è il Vangelo. Oracolo del Signore. È la buona notizia che Dio stesso, per i viventi, sparge nel mondo.
(09-10/11/2025)


