Nel mese primo, al venticinquesimo giorno del mese, nell’anno ventiseiesimo della duemillesima età, la parola del Signore è scesa su di me. Egli, il Santo dei Santi, sia sempre benedetto, mi ha parlato in questi termini:
Figlio dell’uomo, oggi, con tenerezza e collera, circonciderò l’occhio conteso di molti popoli e nazioni e renderò visibile l’inguardabile, sì che anche l’oscurità, nel suo protestante bagliore, non avrà necessità di circoncidersi nel nome. Sì. Un giorno di buio, nella notte della luce, è sorto per l’umanità della quale un resto, l’eredità che io mi sono scelto, dimenticherà la propria umiliazione perché vorrà unirsi a me, nell’unica via che le compete, lungo i sentieri della pace e dell’amore. Ed in essa io la renderò gloriosa, perché le mostrerò il volto del mio cuore. Ebbene, tu dirai: così parla il Signore Dio, per la Nazione della sua Nazione e per i popoli lontani dal suo popolo, tra cielo e mare, da oriente ad occidente e dal meridione al settentrione:
Consolarti.
Io intendo consolarti
proprio oggi,
nella stagione in cui
mi hai troppo spesso
mostrato le spalle e non il cuore,
in questi giorni di anni
colmi di traviamenti
e fitti di brutture.
Dovrei sollevare il capo,
infierire su di te
con la mia destra,
lasciarti sola
sotto il peso incontenibile
della mia ira.
Ma come potrei?
Di te io non mi dimentico.
Oracolo del Signore.
Il mio capo
è chino sui tuoi pianti,
sui tuoi lunghi
e stremati lamenti;
la mia destra
è poggiata sul petto
dei tuoi figli,
sul respiro ancora caldo
delle tue creature.
Eppure l’ira.
Io l’ho riservata
per coloro i quali hanno bevuto
il sangue degli innocenti
nelle tue allargate piaghe,
per quelli che vanno mangiando,
senza diritto alcuno,
il pasto dell’alleanza
che stipulai con te,
con i tuoi padri,
e mangiando e bevendo
bestemmiano il nome mio
nel sabato,
sempre più sconfinato,
della tua profondissima ferita.
Sono i figli dell’empietà,
concittadini
della perversione e dell’incredulità
nel subalterno regno
dell’orgoglio e della superbia.
Ecco.
Io ti ho posto sul mio cuore,
e come segno di contraddizione,
affinché siano svelate
tutte le iniquità e i falsi prodigi
operate dal figlio della perdizione.
Si stanno ingrassando, sì.
Ho preparato,
per tutti costoro,
un banchetto di vivande
ancora più invitanti,
per il giorno della mia festa.
Oracolo del Signore.
Di te, però,
io non mi dimentico.
È vero.
Ho taciuto carezza e sguardo,
per un po’ di tempo,
e oggi te ne sei avveduta.
Non ho taciuto, però,
la mia gelosia.
Dal fiume bruno,
dove ti lavai dalle tue brutture,
fino alle vette più gloriose
del mio possente volere,
che ti videro
adorna come una sposa,
da germoglio a primizia,
io, ecco:
torno per farti indossare,
al dito meno fedele,
l’anello più prezioso;
cingo i tuoi fianchi
con vesti di bisso e porpora,
dal tuo volto
cancello l’onta della vergogna
e lascio che i tuoi capelli
si liberino
sino a divenire fierezza,
vanto e fierezza
per i venti che ti circondano miti,
miti con i tuoi occhi, e severi,
severi e impetuosi
con i paesi dei tuoi aguzzini.
Oracolo del Signore.
Già.
Costoro sembrano riposare
con il ramoscello d’ulivo
tra contaminate dita.
In verità
dormono il sonno dei depravati,
si ristorano presso i fetidi stagni
della loro stessa prostituzione
e abitano case
costruite tra querce, cedri e abeti,
anche se dentro
esse sono sporche di ogni putridume,
di ogni genere di sopraffazione e,
avanti a tutto,
sono il prodotto neutrale
di angherie e di rapine.
Questi ladri e assassini hanno fatto,
delle loro città,
terrazze da teatro
dove l’applauso alla viltà
si mescola
allo sguaiato riso della ipocrisia,
e l’omertà e la complicità
siedono su poltrone
imbalsamate
dall’impostura e dalla volgarità,
in tribune
generose di deliri.
E cantano e ballano,
nascosti tra le ombre,
sulle tombe dei condannati,
sulle lapidi censurate
dei trucidati vivi,
mentre un mondo
sempre più oscurato spegne,
nonostante tutto,
la contestatissima candela
della rinascita dei valori umani
e dei suoi diritti,
all’altare
della speranza in agonia.
E questa delittuosa
e incapace realtà
offende la natura dell’essere,
in ogni sua forma.
E l’intero creato.
Ma presto calerà il sipario
di questo teatro ignominioso,
nel silenzio più imbarazzante.
In quel giorno di notte,
in quella notte di giorno,
fuggiranno inorriditi
come si fugge davanti al nemico,
più forte.
Aprendo gli occhi,
crederanno
di aver avuto il peggiore dei sogni,
il più terrificante degli incubi
e sorrideranno alla luce del buio,
al buio della luce,
inconsapevoli che ad attenderli
non sarà né la vita né la morte.
Oracolo del Signore.
Ormai gravida,
hai avuto le doglie.
Credevi di aver generato un aborto
ma non erano ombre, no.
Sono i tuoi figli
che a te ritornano.
Come fossero doglie di partoriente,
anch’io,
anche io ho avuto possenti dolori.
Ho rinnovato il tuo sangue nel mio,
lavandolo da tutte le brutture.
Ti faccio rinascere in me,
perché tu mi sei così tanto cara.
Quanto una figlia.
Quanto una compagna.
Guai a chi sposterà
di un solo respiro
il confine che ho stabilito tra me e te,
e che già promisi,
come perpetua alleanza,
ai tuoi padri,
e ai padri dei tuoi padri.
Ecco.
Ad essi sei succeduta tu.
Io faccio di te la mia pupilla,
la mia corona di gloria.
E siccome ti ho chiamata per nome,
dandoti un nome
che vive per il mio nome,
tu non dovrai
più temere la mia ira
e potrai chiamarmi
come conviene ad un figlio,
perché io ti sono padre.
Oracolo del Signore.
Consolarti.
Io intendo consolarti.
Perché la tua ferita è la mia,
così, come ogni tuo pianto.
E se in tanti
fremono per questo amore,
se molti agiscono empiamente
sul virgineo grembo
della mia parola,
non ti turbare:
tu non temere.
Perché tu sei per me
quale fortezza indistruttibile
e scrigno incontaminato,
e oggi ti ungo
nel calice del mio soffio,
dove posano le mie labbra,
nel bacio primo e ultimo
della mia bocca,
lì, nel mio soffio,
dove, unta, ti intingi.
Per me tu andrai,
oracolo del Signore,
da quello stesso fiume
a quelle stesse vette,
per convertire anime e cuori,
a inaugurare
l’anno di grazia del tuo Dio
e Dio loro,
del Signore dei signori.
Perché attraverso di te,
a questa generazione
che non si è dimostrata ancora
la mia generazione,
intendo assicurare
la vicinanza del regno dei cieli,
del regno di Dio.
Tu che sei germoglio e primizia
di ogni conversione.
Ecco.
Le tenebre avvolgono il mondo.
Invocami nel giorno del buio,
nella notte della luce.
Ti darò risposta,
come si fa con l’amata sposa.
Perché,
aldilà e aldiquà
delle tenebre e dell’ombra,
la mia parola brilla.
E perché,
aldiquà e aldilà
dell’ombra e delle tenebre,
una luce rifulge.
Oracolo del Signore.
Nel mese primo, al ventiseiesimo giorno del mese, nell’anno ventiseiesimo della duemillesima età, la mano del Signore è scesa su di me. Egli, il Santo dei Santi, sia sempre benedetto, sta per convocare tutta la terra, da oriente ad occidente, per collocare i seggi del giudizio e spalancare così, tra cielo e mare, il libro della vita, i cui sigilli saranno strappati per mezzo del suo Agnello, immolato per la nostra salvezza, il quale annienterà ogni principato, potenza e forza, prima di nullificare, infine, la morte, affinché tutto gli sia sottomesso, e possa così fare della sua eredità, guadagnata col dono della sua vita, una sola cosa con Lui, per essere tutti una sola cosa in Dio. Amen.
(25-26/01/2026)


