Oh giogo della folgore, mio lampo!

(Ger 1, 4-9 – Ez 2, 8-9; 3, 1-3)

Questa notte. Di quanti tempi?
Questi tempi. Di quanta notte?
Mangia, mangia il suo miele
ed ingoiane la parola,
sii come un uomo che
dopo aver sognato di mangiare
al risveglio nulla trova
e, tranne l’enorme fame,
ogni sorriso gli manca.
Dunque mangia questo miele
ed ingoiane la parola
con tutta la sua beata prole,
fallo con ingordigia e
abbi solo timore di tacerla,
poiché in essa vivo io
e tu, scelto prim’ancora
d’esser formato nel seno materno,
sei prediletto, sedotto ed inviato.
Ecco che ti rendo nuovo.
La tua faccia una pietra,
la tua bocca una faretra,
la tua lingua una balestra,
la parola mia spada, scudo e bilancia.
Così, come il sole sorgerà ad oriente,
nell’oriente stesso della luna,
il trascorso farà spazio all’avvenire
e il tutto mi diverrà completandosi,
oh giogo della folgore, mio lampo!

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