Il Giudizio Finale

Espressioni di alcun generò formulerò in quel giorno che non attendete e che si abbatterà su di voi come un ladro, come un laccio al collo, la macina da mulino. Meglio non essere mai nati penserete in quel tempo; tardi, troppo tardi. Le vostre opere, passate una per una al giudizio vi consegneranno al padrone della vigna che vi toglierà il salario indebitamente usufruito, poco prima di sottomettervi al supplizio eterno. La vostra lingua sarà piagata per la sete abnorme, la vostra pelle brucerà nel fuoco che mai si estingue senza tuttavia consumarsi. Desidererete ardentemente di morire, ma non vi sarà concesso, di piangere, ma non avrete occhi e forza. Solo immagini e ricordi e consapevolezze. Passeranno in rassegna tutti quei Lazzaro che avete depredato, ucciso, sfregiato, spogliato dei diritti universali. A voi, capi delle nazioni, non vi sarà dato che il desiderio di rimettere consiglio a quelli che ancora saranno di quaggiù, i vostri figli, affinché prima del loro tempo non incorrano nella medesima vostra fine. Ladri, ipocriti, assassini, idolatri, come pensate di salvare i figli della perdizione, della menzogna, di coloro che sono nati sotto il segno di nessuno? Non credendo, avete annullato ogni fede non solo in voi. Avrete fame, la fame che in vita hanno avuto le vostre vittime, la fame di Lazzaro che strisciando ai piedi dei marciapiedi vi chiedeva quel boccone ultimo e riceveva calci sul volto, e nelle sue ferite vermi e topi trovavano riparo e refrigerio innanzi a voi, ancora lì a colpirlo col solo gusto di depauperarlo dell’universale diritto alla vita da voi costituito. Sì. Io vi dico che sarete disconosciuti e che per la vostra condotta sarete condotti come pecore al macello. E più grande sarà stata la vostra responsabilità, tanto più la pena. Poiché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, sete e non mi avete dato da bere, nudo e non mi avete vestito, malato e non mi avete visitato, forestiero e non mi avete accolto, prigioniero e non mi avete liberato, ho avuto figli e li avete trucidati, loro che hanno avuto la porta della vita sprangata da voi, affinché sia tolta a tutti la possibilità di accedervi. Bestie, sarete relegate al loro servizio, senza saziarvi del cibo dei porci, poiché non siete tornati dal padre vostro ad implorare pietà per le vostre ignominie, per la vostra corrotta condotta. Voi, che avete deriso i sogni dei bambini ammazzando l’infanzia, l’innocenza, desidererete incubi peggiori poiché quel giorno comprenderete che sarete piena preda di una realtà sovrana ed il dolore vi renderà inutili, schiavi della morte come lo siete stati in vita del peccato. Avrei molte altre cose da dirvi ma non le intendereste, poiché siete duri di cervice, vipere da generazioni, dunque non vi sarà risparmiato niente. Così, come non avete avuto pietà, nella vostra esistenza, per nessuno, così anch’io diverrò per tutti voi, quando mi implorerete affinché cessi questa devastazione interiore perpetua, quel nessuno che non avrà alcuna pieta di voi. Deboli per l’orgoglio che ancora saprete manifestare, per le vendette che oserete ancora perpetrare a causa del mio nome, vili per la grande codardia dimostrata davanti ai popoli per quella forza che vi riunirà nel calpestare i giusti e i buoni, io vi renderò il centuplo del centuplo per le vostre azioni e a chi molto ha avuto a costoro molto di più sarà richiesto. Io vi dico che in quel giorno tacerete per far parlare le pietre, e queste vi chiameranno in giudizio, come sepolcri dei profeti. Io, il disprezzato, il calunniato, l’allontanato da voi, che sono la via, la verità e la vita v’ho citati in giudizio. E non mi pento.

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