Percuoti l’aria che ravviva
e che perlacei colori m’arreca,
in questa doglia vespertina
che sulla tua bocca si versa come acqua.
E pacato resto,
mansueto in seno,
come uomo slegato dalla carne,
libero dai legacci di una terra
coricata nelle feritoie veementi
del bacio suo
pietrificato dalla polvere.
Fino a che l’anfora non si spacchi alla sorgente,
i miei passi non si riflettano nelle dimore dell’aurora,
e la lucerna più non occorra
perché sarai tu ad illuminarmi gli occhi,
chiamando il tuo nome nel mio.
Tu che nel mio mostri il tuo volto
e che l’eternità doni al soffio.
(25/04/2025)


