A te, parola. Tutta bella e tutta pura. Innanzi a te si susseguono generazioni di linguaggi, con lo scopo primo e definitivo di onorarti. E quelle generazioni non conoscono linguaggi. E quei linguaggi non conoscono generazioni. Tutto canta, con inalterati moti di alimentazione costante, e tutto danza, intorno a te, fecondata dall’azione di grazia dell’unità nella contemplazione perpetua dell’essere. Tu sei, per definizione, ciò che per definizione tu sei. Beata la voce che hai deciso di abitare, il grembo suo, lo scarno petto e il cuore, perché è certo: noi ti vedremo. Oh sorella, compagna nostra, amata dell’amato! In quel giorno svaniranno i giorni, come per le notti svaniranno le notti. Infatti sanguinerà la luna e arroserà il sole quando i linguaggi taceranno nelle loro generazioni. Avverrà come quando si apre un libro e tutti quelli che sono presenti credono di poterlo leggere. In verità di quel libro nulla, mai nulla si vedrà, se non lo sciolto sigillo chiamato vita. Ecco. Non rimarrà una sola pagina di quel libro. Tutto, sarà ritenuto caduco tutto, dinanzi a te, e a te innanzi, parola. Quando vorrai comporti nella tua sequenza devastante avrà inizio il nuovo. E lo sterminatore, la sconfitta della morte, l’ascesa e l’unione una e trina con chi comporrà quella tua sequenza devastante, nelle olezzanti rivelazioni di noi. Il nuovo orbiterà permanente nelle tue definizioni, innanzi a te, poiché, a te innanzi, la presenza vorrà rivelarsi nelle sue persone, eternata di noi, per amore tuo, parola, che siamo il tuo amore. Io pienamente in te gioisco, perché hai voluto di me e voce, e grembo, e petto e cuore: e ti contemplo, mia sorgente sigillata, fecondandoti nella unità perpetua dell’essere ad adempiuta e abitata azione di ogni azione abitata dalla grazia. E con inalterati moti di alimentazione costante, tutto danza intorno a te, innanzi a te tutto canta. Tutta pura e tutta bella. Parola, a te.
(25/10/2026)


