“Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.”
(Gal 3, 13-14)
Ingombrante. Come la mia presenza, scaturita dalla parola. Ho lasciato che a cercarmi fosse chi non mi cercava. Poiché ho detto: è un amore sorto dalla roccia. Così è fiorita la terra dove non era che acqua. Ed è lì che ho chiamato, dove lo scorpione restituisce veleno alla sabbia e il fuoco spegne i ghirigori dell’aria. Ma non mi ha voluto udire, per non intendere. L’uomo, questo vermiciattolo tratto dal fango eppure creato per essere poco meno di un dio. La scrittura non può essere annullata. Egli va affermando: mostraci la tua presenza e ti crederemo. Può contendere una voce con la sua stessa voce? Io sono colui che sono. La mia parola è nelle mie persone e nella mia presenza vive la mia parola. Veramente stolto è quel popolo privo di fede. Veramente inutile al mio sguardo diventa quella nazione che maledice il suo primo amore. Si è procurata una lode, una lode che la rincorre strisciando sino alla fossa che essa stessa si è preparata e dalla quale non potrà più rialzarsi. “Benedetto chiunque ti benedice e maledetto chi ti maledice.” Eppure essa va benedicendo chi la maledice e va maledicendo chi la benedice. E può l’uomo, questo vermiciattolo tratto dal fango eppure creato per essere poco meno di un dio, maledire chi non lo ha maledetto: il suo unico Dio? E può contendere una voce con la sua stessa voce? Seppure fosse possibile, in verità, in verità vi dico: la scrittura non può essere annullata. Ed essa è ingombrante. Come la mia presenza, scaturita dalla parola. Benedetto è il legno per mezzo del quale si compie la giustizia.
(21/04/2026)


