Discepoli ed apostoli

(Lc 24, 1-53)

Non lasciò assopire i nostri occhi al sonno della morte.
Non credevamo, eppure bramavamo tale sfiducia dentro al cuore nostro tanto da essere certi di non dimostrarlo al di là, apertamente. Fu inutile, fortunatamente per noi, fu del tutto inutile pensare di nasconderci dietro l’illusione di una menzogna. Così, senz’alcun dissenso, prevenendo i nostri pensieri e illuminando col suo fuoco i nostri cuori non chiese su cosa i nostri dialoghi interiori vertevano, su cosa più che altro discorrevamo a macchiate labbra e con inclinata voce ma domandò da mangiare qualcosa, ricapitolando in sé ogni benedizione spirituale con rinnovata epifania della parola e lasciandoci librare nella feconda storia della sua immagine nuda e sulle sconcertanti, amabilissime vette della sua nuova transustanziazione.
Discepoli ed apostoli, fummo il fulcro nel fulcro del principio e della fine, dell’Alfa e dell’Omega che albeggiavano in un tutt’uno in noi. L’assurdo fece posto al memorabile quando il Figlio dell’uomo non lasciò assopire i nostri occhi al meritato sonno della morte.


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