Chiamata di Levi

Stabile nella mia struttura mentale costruivo la mia epoca da me, seduto a quel mio solito banco, odiato dai molti (e per tutto ciò orgoglioso a dismisura del mio fare, del mio modus operandi) a riscuotere le imposte. E spesso, queste ultime, le gravavo con l’ingiusto peso dell’arroganza e nel nome della legge privavo anche del vivere coloro i quali erano i miei stessi fratelli, cugini, compaesani.
Non sempre il ricordo ti lascia indenne al tuo volere.
Così fu che accadde il giorno e lasciò dentro me un immenso dire al mio futuro, lasciandomi alla prossimità un’eredità grande, troppo grande per chi di queste cose spesso ne trafugava perfino l’esistenza, fino al macero dell’essere.
L’iniziale fu concepito col suo sguardo e con la sua parola che non lasciò scoscesa la curiosità nel mio cuore.
E lo invitai ad un banchetto, preparato un po’ per grazia e un po’ per fastidio, come nostra usanza. Notabili, pubblicani e chi, come noi, masticava il pane altrui fino alla noia, alla possessione del male incarnato nell’anima.
Ed egli si presentò. Fece, come solito suo fare, scandalo.
Quando gli scribi ed i farisei, irridendolo dapprima ed insultandolo poi, lo costrinsero alla parola egli si limitò a esprimersi con una semplicità tale attraverso la quale nessuno poté uscirne indenne. Mangiando e bevendo con noi disse:
“Non per i sani mi trovo qui, in questo mondo nel mio mondo, ma per i malati. Così come non per coloro che si credono nel giusto mi trovo qui, in questa casa nella mia casa, ma per i peccatori”. Una parte di me, di noi, affascinati e travolti da tale parabola rimase ammutolita. Io, con voce diversa e con nome nuovo, fui destinato a seguirlo per semplicità destinata in principio.
La mia grande volgarità fu annientata dall’amore che in me fece più strada di quanta io ne facevo in passato su quel banco a riscuotere più del dovuto le imposte, tanto che anni dopo la sua Ascensione, avvenuta innanzi anche ai miei rinnovati occhi, la mente, l’anima, il cuore, le forze, dettarono a queste mie nude mani la parabola infinita del suo amore che prim’ancora fu definita “La Buona Novella”.
Questa sarà proclamata ad ogni vivente e quando raggiungerà la totalità della sua dimensione avrà compiuto il suo definitivo scopo.
Io, Levi, al mondo di Gesù Cristo battezzato Matteo, chiedo pace, salute, giustizia e amore a coloro che nel mondo mio nuovo non sono ancora. Dunque grazia, pietà, bontà. Amen.


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