Vi addimora un canto lì tra le brune fronde e i larghi fondali. Ascolta. Nel bisogno che ha di noi la natura narrante, anticipando il risveglio degli elementi, essa si lascia cercare. Calma. La terra è il seme di un vento bagnato dal nostro diradante silenzio. Dalle acque verticali a poco a poco emergono le realtà diafane, quando i sogni arcani incarnano i prospettici nomi delle dimensioni più sublimi. Nulla trova riparo da tanta quiete. Ogni dolore del dolore va spirando nel suo congenito riposo. Presto anche le più precoci altezze parleranno con lingue di fuoco e nella valle dalle brune fronde e dai larghi fondali tutto avrà il candore della bellezza. Ascolta. È la quiete che vuole principiare con il giorno. Per generare luce, la luce va generando. Figlio mio, noi siamo il cuore e il grembo della sua increata sostanza e l’esistenza, l’esistenza sua immensa, verità per la quale scaturiscono tutte le auree sorgenti dell’amore immacolato.
(19/04/2026)


