Altro non vedo che te.
Che dai vita
e che dalla vita fai prosperare anni,
a millenni,
come fossero un solo giorno.
E bevo alle tue sorgenti la verità,
quella verità unica
che apre il mio cuore
all’intera conoscenza,
nella carezza della pace
la quale si china sulla terra
per un’opera di mediazione ingenerata
che dona gioia e salvezza.
Perché dovrebbe temere
tanto amore il mondo?
Evidentemente perché noi
non siamo del mondo,
anche se nel mondo venimmo
affinché si sapesse
da quale amore è amato;
è questo mistero è tanto inscrivibile,
in terra,
quanto più è alto,
nei cieli.
E fummo.
Dapprima tu in me.
Poi io in te.
Infine noi in loro.
Un solo amore,
una medesima identità,
nella singolarità delle persone.
Noi siamo intinti dal loro legame,
custoditi in comunioni di volontà
che profumano dei nostri baci,
per le nostre innocenze.
Mi hai fatto rinascere. Sì.
Dal cielo ho appreso a vivere
come ad un figlio meglio conviene.
Non ancora nato,
sulle mie labbra
la tua parola già conosceva il mio nome
che andava cantando i tuoi.
E la presenza.
E la mietitura del tempo.
E le altezze.
Oh, cieli!
Cieli così vasti e innumeri.
Sulla pelle del mio dorso
tu andavi formando, così,
le alleanze dei nostri cuori,
affratellati paesi di carne e di sangue
divezzati come un’unica nazione.
Vorrei nel tuo vorrai.
Vorremo, allora,
che insieme a te, a me,
ci siano loro, tutti loro.
Perché è amore.
E questo amore è edificato nel tempo,
e scaturisce dalla roccia.
E da questa roccia
io suggo al petto della verità,
lì dove conoscenza e salvezza si uniscono,
perfette,
donando letizia al cuore,
al cuore che dà vita
e che dalla vita fa prosperare anni,
a millenni,
come fossero un solo giorno.
In verità in me, in te,
l’origine si è fatta carne
per poi ritornare al suo principio.
Oh, altro io non vedo che te!
Altro tu non vedi che me!
Oggi come ieri.
Ieri come domani.
Luce. Luce di inesprimibile luce.
È l’eternità che si sposa.
L’inaudito ci sazia.
(11/05/2026)


