Va’ e mostra la tua fecondità, vita, prima che il tuono abbagli la sostanza ravviluppata nell’in sé dell’essere dodecaedro ch’entro noi s’aggira.
(da: Scritti 2021)
Così come si alzerà Nazione contro Nazione, pietra su pietra, fino al cielo crederai di levarti quel giorno. E la tua voce, la tua voce tumulante atti di superbia collettiva, la troverai appesa al collo dell’orgoglio internazionale. Mangiando macerie, le tue macerie, e succhiando veleno al seno avido della vile contaminazione col peccato, ambirai ancor più a primeggiare attraverso la disonestà. Quando il vento sperderà la tua ombra come pula, e la sabbia alzerà un muro di memorie mattutine sparse come nebbia fitta, non sarai più. Precipitando dove non vorrai, sarai il principale accusatore di te stesso. Allora si alzerà un canto, il canto dei vegliardi e dei redenti, i quali con bianche vesti si presenteranno dinanzi al Leone, al Leone della tribù di Giuda, per implorarlo di sciogliere i sigilli dal Libro. La morte non avrà riguardo nemmeno per la morte, in quel tempo e, quanto all’Amore, l’Amato, che è il vivente e la parola, sarà, sulle labbra di molti, principio e fine. Ci saranno rumori di guerra ovunque, terremoti, cataclismi, siccità, carestie e pestilenze a governare tutta la Terra. Roma ridarà indietro il sangue innocente versato fin dalla fondazione del Mondo. Da Abele fino all’ultimo inviato. Lei, la Babilonia dell’ultimo secolo, svanirà come un soffione di campo prima che il sole abbia roteato attorno al Fiore del Carmelo per ben dodici volte nel settuplicato cielo. Di questa Roma nessuno avrà più ricordo. Né il mondo a venire, tantomeno gli inferi. Poiché in essa si compiranno gli eventi ultimi e le scritture. E perché, chi tra queste vuole davvero leggere, è da essa che emergerà l’abominio della desolazione. Chi deve intendere, intenda.
(16/07/2025)


