Come siamo ridotti a uomini

Come siamo ridotti a uomini, o mondo, principe di tanto male.
La paura, il terrore di stringere attorno al suo pensiero il solo ricordo di quell’uomo era divenuto per lui, ormai, una smisurata ossessione dalla quale non osava esimersi poiché, fuori da quella pura condizione nevrotica, nulla avrebbe potuto veramente salvarlo. Ma Giovanni era morto. Lo aveva fatto decapitare. Il suo sangue, vivo e imperituro, tuttavia sembrava sorridergli nella veglia e nel sonno tanto da creare in lui una forma di tormento misteriosa e veggente. Ciononostante, a causa di una impàri e sleale conoscenza ma duratura, a suo modo l’aveva stimato e temuto poiché lo aveva da sempre ritenuto un uomo giusto e pio, al di là del suo coraggio provvido soprattutto innanzi ai potenti, ai soldati, ai vari nobili ed ai mercanti.
Eppure la prostituzione ebbe la meglio.
Quale pagina più buia dell’intera storia, o uomini, vendere la vita di una creatura e votarla, nei palazzi delle derisioni, alla più infame, macabra morte. E questo è il male.
Al suo ritorno, rinnovato ed ultimo precursore, cosa mai potrà esclamare prima di sorridere a questo mercificato mondo e cantare il suo lamento per tanto maciullato amore?
“Ero morto. M’avevi fatto decapitare. Il mio sangue adesso brucia i mondi tra le tue gambe gemelle, o svergognata Roma, tetrarca regina degli scempi peggiori che tra i sepolcri spalancati dai nostri nomi hai devastato perfino i tuoi colli, abominio compiuto della tua stessa desolazione.
Come siamo ridotti a uomini, o mondo, principe di tanto male.

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