Giobbe

(Gb 1, 1-22)

“Nudo uscii dal seno di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!”



Uno ad uno i miei beni, i miei amati, tutto svanì e finì.
Oh andirivieni della vita, oh apostasia della mia sorte, come per incanto, il più terrifico, m’abbandonai nel mio sudario e sul mio capo rasato solo cenere indossai, oltre che un sacco a ricoprire un corpo svilito e dall’imparagonabile dramma colto. C’era qualcosa che sfuggiva al mio intelletto, alla mia sapienza, all’anima stessa e l’irreprensibilità, con la quale avevo amato e tutto il bene costruito, restò affranta, sospesa. Inconsapevole della prova cui ero stato investito mi gettai nelle radici della terra e quando fui abbandonato perfino da chi, sola, m’era di fianco rimasta non tentennai e con la forza di sorella pazienza ebbi a cominciare il mio più grande duello. Non la morte venne a salvarmi bensì l’estremità del dolore, con satana che tentava Dio ed il Signore provava me. Un’infinita battaglia durata mesi forse o neanche un secondo. A nessuno fu dato di sapere tutto questo. Tantomeno a me.

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