Gesù guarisce l’indemoniato garaseno

Quando il suo prodigio fu compiuto la gente lo pregò di andar via dal villaggio, a partire dai mandriani.
Ero stato amico, fratello, compagno, in tutto quel dolore immenso, in quel frastuono dei pensieri, del cervello, in quel continuo fluttuare delle mente, a favore dei demoni e quasi credevo che la mia vita non fosse una vita, considerando che legato in ceppi e catene nulla più mi apparteneva e che la nudità non creava scalpore nella gente più del terrore che incutevo.
Quel giorno fu il mio giorno, l’umanità si schiuse in me come un bocciolo e la crisalide. Eppure fui dichiarato, al pari dei lebbrosi, figlio impuro di un popolo al quale mai più sarei appartenuto. Tanto meglio. La mia famiglia sarebbe divenuta nel nome di quell’Uomo che mi salvò dal male impetuoso.
Quando lo vidi, ricordo che una sezione del mio pensiero mi comandò di parlargli in modo singolare, posseduto da decine e decine di spiriti maligni che rimasero sbalorditi dentro me per la potenza salvifica che li comandava. Impauriti e devastati dalla maestà divina con la quale il Cristo si manifestò attraverso me, i demoni alla sua richiesta si definirono in tanti e ammisero il loro nome di battaglia. Legione. La loro codardia fu tale dal chiedere, dallo scongiurare di finire in una numerosa mandria di porci (erano circa duemila) che lì accanto erano al pascolo affinché, gettatisi dalla rupe, facessero parte di quell’abisso che solo il mare poteva in quel luogo prestare loro. E tutti affogarono.
Mi trovarono seduto, a parlare con il Messia, sano e svestito dalle mie impurità ed ebbero paura, io che avrei sperato almeno in un abbraccio, fui deturpato dalla paura altrui.
Avrei voluto seguire la mia nuova Famiglia ma non mi fu concesso, tuttavia avrei dovuto presentarmi ai miei familiari vecchi per mostrargli cosa la misericordia di Dio s’era degnata di fare per me. Io il lebbroso dai sentimenti impuri, io dall’anima appestata, fui toccato dal dito del Signore. Da quel giorno, nel paese dei Gerasèni, mi misi a proclamare la rivelazione del Signore con neonato amore per tutta la Decàpoli, dimenticando le tombe e i monti dove Legione si era manifestata in me. E la pietra che mi percosse per anni attraverso queste mani per mezzo degli spiriti impuri divenne testata d’angolo scartata dai costruttori, nonostante la mia meraviglia, superata da quella dei miei familiari e dal popolo.

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