Il sacrificio di Isacco

(Gen 22, 1-18)

Giorno, lento giorno che smuovi azioni e luci angeliche abolendo il sonno della gradualità delle tenebre, che io possa dichiararmi a chi mi contiene legato nell’investitura di quest’attimo, sublime sfera collocata nella diversità dell’esteso, dell’attuato. Forse che il mio viso non necessita del tuo fodero, dei tuoi abili, storici mutamenti?
Infliggimi con la tua mano santa la successione inaudita dei tempi e sarò grato e gradito come olocausto a favore del figlio e del padre, davanti a mio padre e a me figlio, come dono donato. Sì, che sia annoverato in ogni epocale sezione il vittorioso timore paterno e che io – eccomi, eccomi – riaccada nell’avvenimento supremo dell’Io sono per sempre.

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