Terrore all’intorno

(Ger 20, 10-13)

Doveva succedere. E difatti, a tempo debito, congiurarono contro di lui per farlo cadere sulle sue stesse parole, sui suoi stessi discorsi, per trarlo in fallo proprio nella sua intimità di servo del Signore e di profeta. Era già pronta la condanna, era già stata scavata la sua fossa poiché, col suo modo di agire e con il suo parlare, era motivo di scandalo, era d’intoppo ai loro sporchi affari, alle loro maldicenze, alle loro trasgressioni della legge. Dunque doveva morire. Ma al Signore piacque provarlo e prostrarlo nei dolori, come oro raffinato grazie al crogiuolo, ancor più lo mondò dall’umanità cui era ancora in sé stesso asservito per renderlo più puro. E la sua supplica fu ben accetta, fu sacrificio gradito a Dio che gli rese il volto ancora più duro, innanzi a quella generazione ribelle la cui stagione volgeva a compimento, e la parola affilata e tagliente più di una lama inebriata dal sentimento di chi la possedeva. Il profeta glorificò in tutto l’opera del Signore degli eserciti.

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