Dispersi come una nidiata di fragili conferme

«Allora Gesù disse loro: “Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte.
Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge,
ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea”.»

(Mt 26, 31-32)

Sfamati da una paura che nella longevità della parola eseguiva il suo esatto percorso fummo destinati alla fuga incipiente, nel martirio della nostra incoerenza, attraccati al molo della naufraga mitezza. Noi, pescatori di uomini, ritornati alla banchina della disarmante solitudine per il disonore delle opere nostre stabilizzate da segni compiuti per l’immersione dell’anima. Non fui solo e non fui l’unico. Tuttavia il mio ministero andava condannato per la falsità del mio coraggio, per la bassezza del mio ricordo, per la negazione febbrile del vissuto entusiasmo. Quando mi svegliai dal mio tormento, quando il terrore si disfò innanzi ai miei occhi perfino di me stesso, io cominciai a vivere. Non fui solo e non fui l’unico. Dispersi come una nidiata di fragili conferme coinvolte dal frastuono dei dubbi, dall’espressione violenta del vento, concepimmo l’idea collettiva che dopo il fenomeno, dopo la coerenza del tempo, tutto avrebbe fatto ritorno al proprio posto. E difatti avemmo modo tutti di lasciare gli ormeggi e di proseguire il nostro viaggio in balìa delle onde più paterne.

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