Il buon Pastore

Raggiante. Pensate, era raggiante e s’impietosì nel pieno della sua allegrezza. Lui, pastore di pecore. Egli, il consolatore dei pascoli. Ebbe, un giorno, a perderne una e non si diede pace. La rincorse ma nulla. La cercò nella pesante notte e non la credette finita. Quando il meriggio si spalancò in tutta la sua calura e bellezza, ecco. La pecora smarrita giaceva nel suo smarrimento ed ebbe paura del suo pastore. Poteva essere bastonata, e non lo fu. Poteva essere ripresa per le zampe, tirata per il collo, ma ciò non accadde. Felice, innamorato ancor di più della sua pecora l’accudì, fasciò le sue ferite, le diede il frutto del suo amore, la dissetò ed infine, presala sulle sue spalle, senza farla affaticare, si addossò delle sue pene e la riportò al suo pascolo, dopo aver percorso a ritroso il viale della pesante notte. Si ricordò delle altre novantanove pecore che all’apparenza erano restate sole. In realtà erano rimaste tutte con lui, accompagnandolo in quel doloroso belato. E fu festa e la pecorella smarrita rappresentò l’umanità perdonata.

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