Massa e Merìba

(Es 17, 1-7)

Lo volevano lapidare.
Lui, che li aveva condotti dalla schiavitù alla libertà per mano potente del Signore, soffrì l’estraneazione emotiva del suo popolo, anche se momentanea.
Si trovavano nel deserto, era qualche giorno ormai che il sole aveva dissecato le loro lingue, arso le loro bocche, e la fatica per il lungo cammino si raddoppiava, si triplicava di fronte a tale bisogno, a tanto dolore per la mancanza d’acqua. Fu allora che, morso dalla sua stessa fame di giustizia, si rivolse al suo Dio, ovvero a Colui che aveva liberato il suo popolo dalla schiavitù degli Egiziani operando prodigi mai visti né uditi prima di allora. Così chiese al suo Signore perché questo abbandono, quasi a sostanziare il lamento e la ripetuta infedeltà di coloro i quali erano stati messi sotto la sua guida. Ed Egli, impietosito e adirato per tanta incredulità, gli comandò di prendere il bastone col quale aveva diviso le acque del Nilo e di recarsi sull’Oreb, dove sarebbe stato innanzi a lui quando sulla roccia avrebbe battuto il bastone, promettendogli che da lì sarebbero scaturiti fiumi d’acqua per dissetare il suo popolo. Il Signore degli Eserciti rese quel giorno alla memoria di ogni generazione futura da monito poiché fu tentato e messo alla prova dagli Israeliti. Quel luogo fu chiamato Massa e Merìba perché i liberati d’Israele proferirono tali parole: “Il Signore è in mezzo a noi si o no?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…

Nell’urna spalancata dai cieli dei miei fenomeni

Vivo sepolto nel sorriso degli angeli e, a convissuto etere, la mia provvisorietà si eleva in te, regno che tutto…

Al silenzio coniugato

Fervo. Di quest’ora immota è l’infinità che brilla sul pentagramma dell’uomo al silenzio coniugato.