In inneschi di costanti realtà

(Lc 6, 6-11)

Esiste un tempo per fare del bene o fare del male? Fissando i loro sguardi insistette, andò in fondo alle prepotenze che smuovevano le paure di quei cuori, l’inconsistenza elevata di tanta inessenziale disponibilità a corrispondere soltanto quel nulla che li rendeva, più che insipidi, moribondi all’amore, alla compassione, alla stessa loro legge addirittura. Quindi chiese ancora, mirando i loro pensieri che ben conosceva, dacché i cuori incirconcisi badano più che al necessario all’apparenza, se esistesse un tempo per salvare una vita o sopprimerla. Non era giunto ancora il momento della verità elevata per intera eppure già si andava discutendo di come farlo cadere, fargli del male. Intanto Egli, che avrebbe teso per tutta l’umanità le sue mani, guarì quell’uomo dall’inaridita mano lasciando che lo stesso la tendesse, questo perché il mondo di sempre acquisisse quel gesto, facendolo suo, per estrinsecarlo in inneschi di costanti realtà posticipate nel giorno del Signore.

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