I legacci dei tuoi sandali
a queste mani
e tra le mie labbra la parola.
La tua.
Io non sconfinerò
dai vincoli luminosi
che mi vollero
piede alla tua porta,
candelabro dai sette respiri.
Quando il tempo del raccolto
ci sarà vicino,
il mandorlo fiorirà tra le mie dita
e tale primizia
profumerà il tuo volto rivelante
che, unito alle mie spalle,
si ungerà di noi.
Come una partoriente, ecco.
Non taccio per la mia doglia,
tutt’altro:
esulto, io gioisco pienamente
per chi va sussultando
nel grembo del mio cuore,
frutto di un petto
divenuto fonte materna,
primizia beata.
E questo mio fiore nel tuo
lascerò che sia
il dono del nostro dono,
il sacrificio perfetto di coloro che,
come un fiume dentro l’altro,
amano in verità e spirito.
Comunione.
Trapassami pensiero e lacrima:
lascerò che il mondo si spogli
perfino delle sue ombre,
quando trascenderai per me
da uomo a eterno,
e il tutto ritornerà in tutto a noi.
Come la casta luce
che principia dal nostro bacio,
creato di una creazione
immerso nella semplicità primordiale,
ossia in infinite sostanze di perfezioni,
di pace,
prima che originasse ogni origine,
e prim’ ancora
che il nome del tuo nome
fosse sigillato nella sorgente del mio.
Oh, luminosi vincoli
che mi vollero piede alla tua porta!
E i legacci dei tuoi sandali
a queste mani.
E la parola,
la mia parola tra le tue labbra.
Sui potenti bracci del candelabro
mandorlo che già fiorisce,
che ci unge,
e che sette volte sette ci respira.
Lascia, sì.
Tra noi, lascia che sia.
(13/01/2026)


