“Lungo il cammino si disseta al torrente
e solleva alta la testa.”
(Sal 110, 7)
I vetri da comporre dei lavacri. Illusione da risciacquo. Manìa dei fraintendimenti collettivi. Abnegazione dei distacchi. Ciò che domani chiameranno tragedia, oggi è celebrato in uno stretto pozzo, un pozzo stretto quanto il polso offeso di una mano planetaria. I lutti si riempiranno nei bacini delle riflessioni, le vittorie si calcoleranno nelle piantagioni dei rimpianti. Oh, i granai seppelliti nei richiami dei pastori! Oh, le muffe intestardite dei somari nelle greppie abbandonate! Sud. Ovest. Est. Nord. Donde proviene quella selvaggina tutta occhi, quella imputata carne tutta occhi da sfamare? Non da oriente né da occidente proverrà la giovane puerpera, per limare i vetri da comporre. Ella sanguinerà salvezza, una salvezza generata tra due vigne confinanti attesa, luce dei popoli e potenza del suo frutto. E canteranno con le labbra dei leoni e delle aquile i fioriti d’inverno, i precursori del passaggio, quando l’innocenza laverà la mano sua nei golfi imbiancati dalla neve, lì dove il corvo sedurrà il nettare nelle viole e il nido delle api sarà dimora nuova degli arcobaleni nella rapida stagione dalle tre rugiade. Preparando il mosto d’argento, le colombe cammineranno sulle acque dei paesi emersi mentre le creature marine voleranno nei rigogliosi cori dei granai. A quale calcagno si voteranno le cerve, verso quale sorgente anelerà la loro sete di silenzio, se il tuono ineffabile spalancherà gli occhi agli abissi, alle tenebre, affinché il lamento diventi canto, il lutto si tramuti in gioia, e nasca ancora il giorno? In quel tempo perfino le viole avranno un’anima, così come accadrà per i corvi. Sì. Perché arrossirà la luna, si oscurerà il sole, e l’abitante della terra conoscerà l’Antico di giustizia e di amore, il quale piegherà il suo glorioso omero nel giorno ultimo, solenne, che diverrà il catino per i suoi piedi ancora intrisi di neve scarlatta. Presso il fiume riunito dai quattro torrenti solleverà alta la testa, e al cielo consacrerà il suo frutto, un primogenito che, sin dal grembo di una giovane donna, con sussultante voce, canterà ogni vittoria paterna.
(08/03/2026)


