Sei rugiada che il cielo asciuga e spande

(Is 52, 7; Mt 13, 1-9; Ct 1, 6; Is 49, 14-16)

Alti, maestosi e alti sono tra le quotidiane veglie i passi dei viandanti che concorrono alla delicata semina della parola e del suo regno. E fertile, pronto e fertile all’ascolto è colui, colei che sa come corrispondere, compromettersi al sacrificio d’amore rappresentato da un terreno che lo chiama nel cuore del suo nome. O creatura, acino quasi maturo che del frutto sempre operoso sei rugiada che il cielo asciuga e spande come pregio del creato, la vigna che ti concepì nella prorompente calura di una innamorata estate ritornerà tra i palmi delle tue stesse mani, poiché anche l’oggi è tralcio e vite di tua madre.

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