A sepolcri spalancati e vuoti

E la terra divenne dimora delle tenebre, sembrò che il buio ne avesse preso pieno possesso. Un terremoto squarciò il mondo con dolorosa violenza nello stesso istante in cui si riaprirono i sepolcri dove erano deposte le spoglie di tanti giusti che risorsero per andare di città in città. Il buio svanì, le tenebre invasero i centurioni, gli uomini che avevano scelto quella sorte infame per il Figlio dell’uomo, i quali null’altro poterono constatare che colui il quale avevano trafitto, appeso ad una croce, era per davvero il Figlio di Dio. Lì, ai piedi della sua Croce intanto v’erano sua Madre, le donne e il discepolo suo prediletto, l’unico tra i suoi che seguì il Maestro sulla via del Calvario. Un tale, un certo Giuseppe di Arimatea, uomo possidente che aveva seguito da lontano le vicende di Gesù poiché temeva l’opposizione dei suoi contemporanei, ammirandone l’Opera chiese ed ottenne il corpo del Cristo. Fu così che nel sepolcro, dove mai nessuno era mai stato deposto, fu adagiato il corpo di Gesù. La sua morte, la sua discesa agli inferi fu collocata con la risurrezione dei giusti. Un prodigo, il più alto, compiuto dal regno dei morti del quale divenne Sommo Principe prima di risorgere a sua volta, come aveva preannunziato ai suoi, dopo tre giorni. Era proprio quel tempio, il suo, costruito con quelle pietre vive che, scartate dai costruttori, divennero testate d’angolo. E quei costruttori erano consapevoli, tutti, che sarebbero stati schiacciati da tali pietre d’angolo. Adesso, poiché l’uomo si converta e non ricada nello stesso errore che commisero non solo i pagani quando si compì il sacrificio in Croce del Cristo, null’altro bisogna fare che spalancare il sepolcro del cuore nostro tanto amato da Dio Padre e risorgere come quei giusti.

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