Sfamammo noi tutti con tutti noi

«Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero.»
(Gv 6, 8-11)

Ebbe a piangere un atto di generosità quando si accorse che dal suo mistero di carità e di amore si manifestò l’espressa volontà che inconsapevole già gli apparteneva. Quale gaudio in quello strumento di grazia che diede alla condivisione della vita il miracolo dell’esistenza, della salvezza, e quale fragilità si elevò all’altare dell’umiltà di fronte all’universale storia. È vero. Sfamammo noi tutti con tutti noi attraverso l’infinità che aleggiava sulle acque dell’ascolto, del perdono. Fummo noi quel ragazzo, furono nostre le mani che affondarono nel cesto, e fummo sempre noi lo stupore che negli adulti occhi divenne bambino, innocente, così intimamente nostro. Fu così che piangemmo un atto d’espansa generosità per la gioia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Oltre non chiedere a chi l’elusione violenta conduce

Oltre non chiedere a chi l’elusione violenta conduce. In balìa della stagione, il vento suo, è la tempesta in fasce…

L’infanzia, talvolta

L’infanzia, talvolta, prevede un solo istante: essere.

Eccezione

Povero quell’uomo che possiede la violenza negli occhi e che la subisce. Io vi dico che ha già ricevuto la…

Gioia. Quale e quanta quando avanzasti nell’anima mia

Gioia. Quale e quanta quando avanzasti nell’anima mia, finanche nella mia carne, senza crear scompenso invano. Già, io che da…