La parola percorre la novità della sua prosecuzione

In quel tempo la parola del Signore scese su di lui. Percorse i viali del tormento e dell’inquietudine, sopravanzò le valli buie dell’indesiderato silenzio giungendo, infine, nel pieno petto della sua missione. Seppe non voltarsi mai dietro, ricordò la sorte che toccò alla moglie di Lot, riconobbe che l’aratro è adatto soltanto per chi guarda avanti spezzando lo sguardo proprio nell’oltre, esattamente come il vino accoglie il pane e come il cielo accoglie l’uomo mandato a pascolare i grappoli incustoditi nella transumanza matura dei popoli. Fu afferrato da quella volontà che provvida e improvvisa gli tuonò tra i timpani della conoscenza e del disarmato sentimento, egli, confine armonico dell’accettazione e della comprensione, la stessa, quest’ultima, che generò il desiderio di una coscienza comunicante la vita nelle ripide alture dello sconforto e della prova. Fu riconciliato nella dimenticanza dei pensieri a ogni percezione proveniente dal fulcro vivente del suo medesimo agire, dal suo elevato sentire e, sopra ogni elemento, dalla fenomenologia mai occulta della sua rinvigorita missione. In quel tempo la parola del Signore scese su di lui e di oggi in oggi percorre, lampada viva, la novità della sua prosecuzione.

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