Nei respiri che ci compenetrano a spalancata voce

(Ger 20, 7-18; Is 60, 1)

Sei per me parola e seduzione, legge nella quale hai posto il tuo compiacimento d’essere completandomi nell’amore. Sì. Su prati d’acqua limpida mi hai ridato e linfa e vita. Mi dolevo dei miei anni considerandoli un nulla, erba che al mattino cresce e che alla sera non è. Pensavo che se io fossi morto, prim’ancora di vedere la luce, nel seno di colei che poi mi diede al mondo, sarebbe stato certamente meglio. Ma tu hai accolto il mio lamento, hai ascoltato il mio pianto, hai abbracciato il mio dolore. Ed ora eccomi, pronto ad essere investito ancora da quel potente afflato che illumina, rinnova, rivelandoti nei respiri che ci compenetrano a spalancata voce.

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