Carissimi,
vi scrivo nel nome del Signore nostro Dio, misericordioso e pietoso, il quale ha stretto un’eterna alleanza di Vita, aspersa, per noi, nell’acqua e nel sangue del Cristo, dalla quale germoglia ogni promessa di salvezza: non induriamo né cuore né labbra, e continuamente manifestiamo il nostro amore a Dio, confessando il suo nome, facendolo con altrettanti sacrifici di lode. Da Lui, infatti, come fiumi di acqua viva, sono scaturiti soltanto grazia su grazia e certezze di felicità.
Carissimi,
vi scrivo perché avendo conosciuto il Padre, non abbiate a negarne il Figlio. E chi è mai colui che si comporta così, se non l’anticristo? Nel Figlio risiede il Padre. Ed è per mezzo suo che noi lo abbiamo conosciuto, Dio. L’Eterno. Sappiamo che per mezzo del Figlio ci è stato inviato il Paraclito, nello stesso nome di Dio. E sappiamo anche che Esso opera come terza Persona della Trinità: dunque non lo possediamo in figura, bensì nella sua totalità, perché è sempre Dio.
Carissimi,
vi scrivo perché il tempo non è di questo Mondo. Il Mondo passerà, e con esso scomparirà il male, definitivamente. Adopriamoci, dunque, affinché il nostro pieno esistere sia tutto rinnovellato nell’amore di Dio, così da compiere un degno sacrificio di giustizia per divenire, sempre più, in quella volontà Paterna che ottiene santità e salvezza. E come potremmo essere volontà di Dio se non ci lasciamo possedere da quell’amore fraterno attraverso il quale si compie in noi il comandamento primo di Dio stesso, Colui che va dicendo al nostro cuore: “perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo”.
Ecco, allora, che non dobbiamo correre invano, sotto il peso meschino della menzogna. Poiché fu per invidia e con la menzogna che la morte ebbe accesso nel Mondo. Dunque, si insinuò a causa del peccato.
Carissimi,
vi scrivo perché attraverso il Figlio abbiamo la remissione dei peccati. E perché con la Parola sulle labbra e nel cuore, anche nel deserto di questo secolo, in questo Mondo, vinceremo il Maligno. Preghiamo, uniti e restando saldi nella fede, che lo Spirito santo ci aiuti nell’opera meravigliosa per la quale siamo tutti chiamati: l’opera della salvezza. E preghiamo Dio Padre, affinché mandi anche noi come operai “nella sua messe”. Infatti, quale gioia più grande l’amarci gli uni gli altri con l’amore del Figlio suo, e per le sue preziosissime piaghe essere purificati e rigenerati nel Cristo? Orsù, dunque, non carichiamoci di fardelli inutili, i quali altro non fanno che appesantire l’anima e la mente, ma, piuttosto, eleviamo l’anima stessa e la mente verso quelle vette celesti, ambite pure dagli angeli, poiché è lì che troveremo, per l’essere che ci avviva e nel quale dimoriamo, il soave ristoro: sul seno di Dio, nei sette orifizi del suo cuore, innamorato di noi.
È compiuto. Il tempo. E perché nessuno abbia a dubitare della verità, vi invito, anzi, vi esorto a lasciarvi guidare dalla stessa verità, noi che siamo ancora in un luogo abitato da ombre cieche, affinché, quanto prima, possiamo raggiungerla in pienezza ed essere della luce noi stessi la luce, coloro dai quali scaturisce vita per la terra che renderà la luce, in ultimo, anche a quelle ombre.
Non lasciamo che il nostro cuore si irrigidisca.
Si legge nella Scrittura: il saggio ha il cuore alla sua destra. Ed ancora: il saggio ha gli occhi in fronte. Vorremmo essere davvero come “le vergini stolte”? Volgiamo la nostra sete all’unica sorgente in grado di saziarla: quella dell’amore. In essa, noi, procreiamo il bisogno, non più solo nostro, di abbeverarci d’immortalità.
Chiunque dimora sotto il dominio delle tenebre ha il diritto di essere introdotto nelle stanze della redenzione, e di ricevere eguale amore, di essere sfamato col sentimento della carità fraterna e della pace di Dio affinché, abbeverato dal cielo, possa risiedere nella gioia ed essere con noi un’unica cosa, in spirito e verità. Certo, purché manifesti tale feconda volontà. Poiché Colui che ci ha amato fin da principio, plasmandoci nel seno della terra col soffio del suo amore, questo vuole: che ci amiamo gli uni gli altri come Egli ama noi.
Ascoltate: nessuno può affermare di non essere nel peccato. Altresì, nessuno può definirsi giusto. Ma Dio, l’unico giusto e santo, ci vuole esattamente come Egli è: giusti e santi, affinché possiamo essere in Lui una sola gioia, in un unico amore.
Ecco di quale amore ci ama l’Altissimo. Non potrebbe essere diversamente. Dio è amore.
Carissimi, se il momento non è idoneo, a maggior ragione, e con più coscienza, rendiamolo favorevole: tramutiamolo in nostro verace testimone. In che modo? Amandoci. Di quell’amore puro, che sgorga da quella sorgente a due volti che vuole dissetarci d’immenso, e che ci chiama per nome, uno per uno, tra i suoi acclamanti splendori.
Non lasciamo corromperci la mente seguendo sregolate dottrine, attraverso le quali null’altro si desidera che coloro i quali sono computati tra i figli della luce volgano i loro occhi altrove, sedotti perfino tra ragione e cuore, ossia verso il successo, la ricchezza, il potere.
Veramente chi è del Mondo vuole che anche noi siamo del Mondo. Veramente il Diavolo corrompe le menti e avvelena i cuori.
Carissimi, ciò che vi dico oggi non è una cosa nuova.
Il Mondo passa: guardiamoci dagli idoli e resteremo saldi, con l’anima e nello spirito, per l’amore di Dio. Infatti, se noi non presteremo anima e pensiero al seduttore, ovvero a colui che vuole dividerci, calunniare, accusare, ebbene l’Altissimo non permetterà al Maligno di tentarci oltre le nostre forze e fuori misura.
Se soffriamo è perché siamo figli. E quale figlio non è corretto, per amore, dal padre?
Un po’ ancora e la nostra gioia germoglierà come primizia. Sì, perché il nostro sacrificio è gradito al Signore, io vi dico. Quale profumo prezioso, raggiunge il Cielo dei cieli, ove Dio siede sul suo santo trono.
Carissimi, non cerchiamo altrove ciò che già possediamo dentro di noi.
Il tempo è compiuto. Il regno di Dio è qui. È ora. Convertiamoci e facciamo opere degne di fede, di quella fede per la quale, pur non avendo visto, certamente crediamo. È per tale opera di fedeltà, uniti nel vincolo della carità fraterna, che copriremo una moltitudine di peccati e ci consolideremo in quell’amore che è in Dio, perché è Dio.
Se nutriamo il bisogno di chiedere del buono e del giusto, chiediamolo. Lo Spirito santo ci verrà in soccorso, e ci suggerirà cosa è meglio per noi domandare, per la nostra crescita spirituale in Dio.
Sappiamo che Dio vuole abitare dentro noi. È amore. Divenuti tempio della Sua presenza, per mezzo dello Spirito santo non tralasciamo di domandare il dono della Sapienza, poiché nel timore di Dio vi è la chiave della saggezza ma, prima ancora, si raggiunge la Porta della salvezza.
Carissimi, non stanchiamoci di pregare. Mai.
Alimentiamo il nostro essere con il silenzio, in silenzio al silenzio, l’indicibile orante attraverso il quale si raggiunge il sommo colloquio che restituisce pace, consolazione, amore.
In definitiva, noi siamo perché frutto di un dono.
Ecco. La vita eterna è il dono di questo frutto.
Più che rallegrarci delle opere del Mondo, quindi, esultiamo perché al Padre nostro Celeste così è piaciuto: donarci la vita, e in abbondanza, affinché questo dono porti sempre più frutto.
Carissimi, se il Mondo ci odia è perché non conosce l’amore.
Abbiamo il diritto e il dovere di dare al Mondo tale conoscenza: quella dell’amore.
Per questo dico di rallegrarci: perché chi oggi soffre per causa dell’amore – che è Dio, ha il suo nome scritto con la mano dell’Onnipotente nel libro della Vita. E l’autore di questo libro è Dio, lo stesso che è via, verità e vita.
Carissimi, anche se il discorso, qui, dovrebbe farsi ampio, credo di avervi scritto, a riguardo, brevemente.
Vi prego di sopportare l’esortazione. Non è altro che amore, in trasmissivi focolai di passaggi. Sì.
Amiamoci gli uni gli altri nel bacio di Dio, il quale ci consola spiritualmente nella consapevolezza che siamo la sposa, l’amata, e che il nostro Sposo, l’amato, per Amore non tarderà.
Pace. Amen.
(24/02/2026)


