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Indagine plenaria

Posted on 27 Ottobre 202628 Ottobre 2026 By Voce di uno Nessun commento su Indagine plenaria
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Nel decimo mese, il ventisettesimo giorno del mese, nel ventiseiesimo anno della duemillesima età, la mano del Signore si è posata su di me. L’Altissimo si è riservato un giorno di luce ed un giorno di tenebre per i suoi avversari, affinché si chiuda e si riapra la notte senza tramonto, quale ferita imperscrutabile della memoria di una creatura, nella quale l’uomo si ridefinisce come l’equivalente proprietario della sua solenne storia. Ebbene: oggi, il Signore convoca insieme oriente e occidente volgendo ad essi la sua parola:

Oracolo.

Il Signore, il cui nome è Geloso,
il Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,
che conserva il suo amore per mille generazioni,
che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato,
ma non lascia senza punizione,

Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe;
il Signore, al soffio del quale
si inabissa l’abisso,
trema la terra e si spalancano i cieli;
il Signore, il tre volte Santo,
il cui non descrivibile Volto
rende mortali persino le potenze,
le dominazioni, e i principati:
Egli sveste la citta impura,
la generalissima ribelle,
per mostrare le sue nefandezze
e le sue turpitudini
dinanzi ai seggi celesti
come sulla terra.
È per il peccato
presente sulla sua lingua,
sempre,
che la sua bocca sarà vangata
e poi ripulita.
È per la colpa
della quale va vantandosi,
notte e giorno,
giorno e notte,
che sarà punita severamente.
Infatti,
dai suoi incesti criminosi,
quali frutti perversi
e pregni di malvagità,
maturano,
in esecuzioni di prosecuzioni:
omicidi, rapine, frodi, depravazioni,
stoltezze, idolatria,
e tante altre opere,
radicate nei fanghi mobili
della malignità.
Nel tempo del primo amore
ebbe in dote una discendenza
e ne fu, in quel tempo, madre.
Adesso, la madre si è dimenticata
della sua discendenza.
La medesima discendenza che,
oggi, ritiene di non conoscere
tale madre.
Essa si va sdraiando
su letti di avorio,
rifiniti con il più pregiato cedro
e preparati con aloe e cassia,
insuperbita di nardo profumato
e simulandosi quale quercia di alabastro
per armare l’orgia dell’empietà,
per dissanguare il petto
dei suoi sprovveduti amanti.
Oh, con quali insulsaggini li va ammaestrando!
Oh, con quali profonde lame li va sfregiando!
Loro che,
inebriati dal vano piacere
di una coppa amara,
il cui interno scintilla e rosseggia,
e dal fatuo desiderio
di possedere con vigore
il suo funesto ardore,
presto si troveranno drogati dal male
e posseduti dalla sua prepotente follia,
viluppi di dardi fiammeggianti
che li travolgeranno fin dentro la fossa,
già pronta per tutti costoro:
i suoi amanti.
Ma davvero sono stati tali, per essa?
Veramente la sua bocca
è diventata il baratro di molti:
la tomba più profonda.
E se ne vanta.
Per questi motivi,
la sua bocca
sarà vangata in profondità
e ripulita alacremente.
Prima che la sua discendenza
veda la luce,
quando l’Onnipotente
dichiarerà nullo l’atto propiziatorio,
stipulato in nome
di una stagione ormai tramontata,
anche la sua luce
non vedrà discendenza,
e la sua discendenza
tracimerà tra le ombre.
Infatti,
per il peccato della madre
sarà punita, per intera,
la sua discendenza,
nata tutta nella colpa.
Ecco.
La città impura,
la generalissima ribelle,
sarà ridotta in cenere e lapilli
perché,
pur conoscendo
la volontà del Signore,
ha continuato a peccare,
e la sua colpa
è di gran lunga maggiore
di quella imputata a Sodoma;
e la sua rovina sarà peggiore,
tanto peggiore
di quella che si abbatté su Gomorra.
Per realizzare opere malvagie
ha rinnegato il suo primo amore,
il Signore, il cui nome è Geloso,
Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe;
il Dio dei vivi, dunque, e non dei morti.
Ha disprezzato la correzione,
ha rubato,
ha ucciso,
e ha stretto abomini di alleanze
per la causa di una vigna
che mai le appartenne,
e che giammai le apparterrà.
Sarà chiamata dimenticata, la ripudiata:
lei, che diverrà lo stupito lamento
sulla bocca di molti popoli.
Nel tempo del giudizio,
la sua condanna sarà severissima
e figlia della giustizia.
Per i suoi misfatti senza numero
sarà annoverata quale ultima
tra tutti quelli che più niente contano,
nella vallata degli inferi priva di finità.

Nel decimo mese, il ventisettesimo giorno del mese, nel ventiseiesimo anno della duemillesima età, la mano del Signore si è posata su di me. Egli, il tre volte Santo, mi ha convocato alla sua presenza, insieme a oriente e a occidente, prima di parlare in questi termini:

Oracolo

Ecco. La ferita
che devasta interi popoli e nazioni
è stata chiusa e poi riaperta.
Ma sui potenti e sui dominatori,
i quali ne hanno la responsabilità maggiore,
cadrà la mia parola,
quale indagine inflessibile, plenaria:
la più rigorosa.
Oracolo del Signore.

Ventotto ottobre, ventiseiesimo anno della duemillesima età. Primo turno di veglia. Mi ha detto l’Altissimo: scrivimi nel tuo riscrivere. Ed io ho scritto, nel Suo riscrivendomi:

Le dinamiche illusorie che sottendono le malformate attese dei trasfigurati nuovi giorni non s’intervallano né con indagini espiatorie dal coeso istante migratorio né con istanze ispettive di nuclei riservati adiacenti la chiara vertigine sussultoria che brillerebbe monti, acque, intere città. Ciò che l’ipocrisia ha lasciato anche oggi sui tavoli della paura e dell’illecito lo ingurgiteranno tutte quelle greggi guidate dai mercenari del diritto e dai più sudici macellai verso la transumanza planetaria del riservista domani.

E adesso cosa
o chi potrà compenetrare se stesso
in quella doglia di madre
che piange per il suo primogenito

e come stanziata nazione,
tra smisurate nazioni,
si prepara alla pratica del lutto
per l’aborto mancato,
ragione che ottunde perfino
la precisa scienza iconografica dei popoli,
con la rappresaglia assoluta del magma
che assorbe ogni umana giustizia
sulle bianche macerie
dell’inventario primaverile,

la morte o la consolazione?

Ventotto ottobre del duemila ventisei, prima ora antimeridiana: nessuno canta e nessuno balla tra i cortei delle urne del vento, a diecimila passi e qualche atmosfera da un’intercettata mandria di mare munta per intera dall’oculare silenzio del cielo.



(27-28/10/2026)

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