“Di nulla manco.
Ho una vita: che farmene?
Sono il pascolo del mio padrone,
ove l’arbusto è in piena
e maturo il fiume non mi sconvolge.
Di quella quiete che mangio
con selvatico ardore, e nelle valli
e tra le pungenti viole,
sono il suo stesso sentire,
il transumante procedere delle stagioni.
E lo snudato braccio che mi precede
mi reca sul monte più alto,
anteposto alla promessa e al riposo,
per immolarmi, tra spirito e vita,
ovunque io sono: e agnello, e pastore.”
(22/12/2020)
Nel sesto mese, il ventiseiesimo giorno del mese, nel ventiseiesimo anno della duemillesima età, lo Spirito del Signore è sceso su di me. Mi ha detto l’Altissimo: figlio dell’uomo, sto per misurare il mare dei bisogni, con i cieli della siccità, nella valle della decisione. Volgi la tua parola tra cielo e terra, mentre sei immerso nel mare dell’altrui dolore. Oggi faccio di te una doppia sentenza. E chi non la rispetta, io stesso lo svergognerò con la stessa legge che gli ha dato luogo e voce.
Tu, figlio dell’uomo, dirai così:
Ecco.
Vi siete venduti per due spiccioli
e un mucchietto di favori,
mentre andate vantandovi
dei fallimenti
di chi stringe affari con voi.
Perché,
oltre ad essere
la moderna espressione
di raffinato accattonaggio,
siete, prima ancora,
degli abitatori di violenza
in orfanotrofi di diritti,
o traditori.
Avete reso male per bene,
dando il vostro avvelenato cibo
ai lattanti, ai vecchi,
alle giovani gravide,
fino a ricolmare di abomini
l’innocenza,
che vi proclamava sua benefattrice
e inaspettato braccio di salvezza.
Nel mare dell’altrui dolore
l’orca e lo squalo
si sono uniti tra loro,
mentre divoravano
ciò che non andava
neanche guardato.
Si è così suscitata
la loro prole bastarda,
nelle acque
che non tolgono la sete,
per andarsi a stabilire
in petto ai bisogni
degli ultimi e dei soli.
Ma ecco,
dice l’angelo del Signore al mio Signore.
Parla il Signore Dio,
che fa di mille anni un solo istante,
ed un istante lo rende antico,
Egli, che è l’Antico di giorni:
Oracolo di Dio:
Così dice il Dio degli ultimi e dei primi, Colui che è Principio e Fine, il Vivente:
Io prenderò a nolo i bastoni di tre pastori, e li pagherò adeguatamente. I loro nomi sono: innocenza, fedeltà, e pace. Su questi tre bastoni lascerò che fioriscano fiumi di spine. Allora i pastori verranno da me per chiedermi indietro i loro bastoni, ovunque oppressi dai rovi. Io dirò loro: non so chi siete, ma so da dove venite e il luogo in cui andrete. In quel momento spezzerò il bastone della fedeltà con quello dell’innocenza. Essi mi chiederanno conto della mia azione. Staranno ancora discutendo tra di loro per l’accaduto che due di essi cadranno, per non più rialzarsi dinanzi a me, nei pressi della grande valle, detta siccitosa. Poi, mentre le acque cominceranno a provare ristoro e refrigerio, io mi prenderò cura, innanzitutto, in quel luogo, dei lattanti, degli ultimi e dei soli. Il terzo pastore, credendosi forte nella sua numerosissima stoltezza, sarà raggiunto dal mio compenso, dalla mia mercede, che precederà il suo arrivo in una terra che si vanta da sempre, si vanta dei fallimenti dei suoi simili, e che compie illeciti affari per i quali tradisce, tradisce anche i suoi figli, e i figli dei suoi figli. Io prenderò il bastone della pace e lo spezzerò in terra di quella stessa terra: in quel preciso momento cadrà, su quella stessa terra di terra, il terzo pastore e non vi sarà più pace, per sette generazioni, sulla stessa terra di quella terra. Io disperderò i pastori restanti nei pensieri del loro cuore. Così come sto già facendo con questi tre pastori. Ecco. Viene il giorno. Oracolo di Dio. Ed è questo. Il mio gregge sarà disperso, a causa di costoro. Ma io andrò a riprendermelo, ben oltre il mio recinto, quando farò cessare in terra ogni abominio, non solo nel mio ovile. In quel giorno punirò i restanti pastori, i briganti, i mercenari e gli avvoltoi. Chi vivrà vedrà un fumo gravido di putridume salire dalla valle della grande siccità, lì, dove bruceranno, dalle orbite dei loro marcenti occhi, tutti gli abitatori di violenza, e cioè quelli che io già considero cadaveri. Vi sarà un tempo di grande ira, baciato da un tempo dalla inaudita clemenza: dalla espressione di questi due tempi, coloro i quali resteranno in vita saranno salvi e io stesso li chiamerò per nome, perché tutto farà ritorno a me, in quel giorno. Prima che il sole e la luna cessino di essere, il cielo pioverà i bisogni dei lattanti, degli ultimi e dei soli, sulle braccia dello sterminatore, il quale proclamerà santo tutto ciò che, di lì a poco, germoglierà dalla terra. Una voce, dai cieli alti, annuncerà che tutto sarà consacrato a me, al Signore.
Io sarò pascolo e Pastore. E così avrà vita il Nuovo, che graviterà permanente.
Oracolo di Dio.
(26/06/2026)


