Solo, popoloso,
come se dovessi avvenire in te unico e definitivo,
di nudo amore inverato,
nei tuoi giorni da crescere, da custodire,
intimamente ti accado,
mentre l’anima tua è adagiata qui,
nell’ovunque mio essere,
per l’esordio immenso della vita,
con il suo delicatissimo effluvio
che di tutto olezza ciò che già eterno è,
dal principio alla fine e dalla fine al principio.
E mutando vai nell’insostenibile
per sostenerti in ciò che mai muta.
È così che io sono,
perché così è che noi siamo:
Cieli, noi, interi e uguali, stillati dall’alto.
(16/05/2025)


