Sull’ultima-prima vuota soglia dell’irraggiungibile oltre

Esseri.
Sono confabulanti pensieri che
in me s’accavallano rapidi
come sequenze involontarie di una
medesima alternanza di fitte realtà
alimentate dal nascondimento impersonale,
lì.

E lì, ove i comparti d’immisurabili aree
acquisiscono densità in confusioni raggianti
dettagliate da iconografiche sfere.

Dimensioni variabili, quindi, che percuotono
i miei movimenti eterei sino alla propulsione genetica.

Senza giungere al perimetro stabile dell’io sono,
procrastinando la parola accudita nella fiaccola interminata,
ecco liquefarsi ogni misura e spazio
in sottoinsiemi intervallati di moti mnemonici
che abbrividiscono le acque irreprensibili del sensibile
in visionabili silenzi, equidistanti nei loro potenziali logici,
sull’ultima-prima vuota soglia dell’irraggiungibile oltre.

Oh armonia,
vivo caos ghiotto e geloso del mio sé,
mi spalmi tra i tuoi mondi come un percepito creato
che nulla sostiene tra i suoi luminosi, uniti atti,
poiché in essi arde l’esponenziale coefficiente del vero.

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