La dicotomia dell’abbondanza

Mente,
la cupola che ti ha collocato
dei cieli metrici
nella inversione aritmetica
oggi, in questo futuro senza tempi
nel quale neanche l’io sovraintende,
non l’idea sopravvive,
che dei tuoi flussi eterei
eresse la dicotomia dell’abbondanza,
né la sopraffazione del pensiero,
a favore dall’aurea concezione
dedita in ogni manipolante prisma
a suffragare il savio potere delle pause.

Deh,
la corruttibilità non intacchi l’anima
che ti muove a compassione.

Il silenzio che t’ottunde,
irrigidendo i plasmatici rinnovi
generati dalla moderazione dei prodigi,
prole amata di manifestazioni corali
atte a sostanziare la remissione del nuovo,
posporrai alle formule mnemoniche
che d’interrotte, convalidate sinapsi,
trebbiarono la personificazione dell’io
per contrastare, nel crogiuolo dei sintomi,
la moderna contraffazione dell’attimo
nei sottosistemi agglomerati dalla identità,
diaframmatico sostentamento dei moti
ad iniezione replicante e spirituale.

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