L’Agnello va, eretto e sapiente

(Ap 7, 9-12)

È tempo.
Gli intimoriti non parlano,
non alzano lo sguardo,
contro muro
nessuno padroneggia,
la distanza si separa
e a volto diviso
i divorati dal vero
sono tra noi.

È l’ora.
Lo strumento assume la sua forma
quando la misericordia è assisa
come canto di battaglia.

Il tuo sorriso io cerco,
quell’arcobaleno nel petto
che dona ossigeno al sangue
e gloria al Signore
mentre l’Agnello va,
eretto e sapiente,
dal carro anticipato
e con alla destra dodici corone,
solo,
contro la bestia che non deve perire
per l’espletazione dei definitivi convenevoli
ad annunciato giorno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

In diramazioni coercitive di spiacevoli masse

Non una realtà inconsapevole né multiformi dimensioni distratte ebbero piacere nell’abitarvi, uomini. E se ad offuscarsi come smorte candele furono…

Tu spargi fiori abbrividendo mondi

E nei tuoi occhi ci scavalca così - premurosa, meglio forse non pensarla - l’idea dei nostri anni, che lungo…

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…