Chi si appartenne per le affinità delle apparizioni

Chi si appartenne
per le affinità delle apparizioni
fu concepito al seno dei plurali.
Intimamente spoglio dell’essere
la stagione, con la mutevolezza sua,
ebbe da realizzarlo con dovizia e
rigidità nella dottrina del vero
tanto che apprese, l’uomo,
il bello e l’inespresso
dalla inizializzazione del
tremendo e del temibile.
A quanti furono dotati
della sua medesima parola,
nella esclusione scolastica
di un verbale sostentamento
al dono estremo della forma,
fu spalancata loro
la prima via della sapienza,
in funzione sentimentale
di quel desiderio sempre taciuto
delle acquisite nozioni da dimostrare,
nell’elusione solipsistica del pensiero
che avrebbe altrimenti tentato
i cuori già sfamati dalla rosa,
in quel fiotto benigno
che irrorando gli sguardi sguarniti
generosi li rese alla discendenza dei cieli
e dell’avvenimento fluido nello spirito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…

Nell’urna spalancata dai cieli dei miei fenomeni

Vivo sepolto nel sorriso degli angeli e, a convissuto etere, la mia provvisorietà si eleva in te, regno che tutto…

Al silenzio coniugato

Fervo. Di quest’ora immota è l’infinità che brilla sul pentagramma dell’uomo al silenzio coniugato.