Affinché ci sovrasti l’acme della quiete

Guarda come s’approssima in noi l’estinzione dei movimenti, affinché accadano le sponde naturali delle vivide fiamme e ci sovrasti, di netto albore, l’acme della quiete. Il giorno lascia liberi i suoi seni e dalle tormente dominanti fluiscono rivoli di sangue ad empire le fredde vene con l’audace trascorso dei più maturi secoli. Quanta neve, imbrattata del nostro sudore, sbianca l’opacità pura del mai vendemmiato pensiero, adesso, per astringere l’immagine tersa dei prossimi respiri sempre più adeguati alla massiva estraneazione di massa dal concetto illogico, dell’idea non più sovrana. Oh, alienazione implicita dei sentimenti ormai vacanti delle anomalie di ogni terrestre sfera disanimata e di tutte le forme che nullificano il moto perpetuo della pace nel suo degno alveo: va’ e mostra i tuoi luminosi occhi alla visione che sta per sentenziarti nell’amore, e nell’indole criptica che rende vana perfino la sua fattispecie.

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