“Una voce! L’amato mio!”
(Ct 2, 8)
Sei andato? Forse soltanto dormi, o mio primo e ultimo sigillo posto a chiodo, per l’indelebile stigma, nel mio indiviso cuore. Un giorno, forse soltanto domani, anch’io andrò. Seguendo la via che, precedendomi, sempre più mi vuole in sé, per sé, per i vasti campi dell’abbandono dimenticherò di dimenticarmi, e lontano, lontano dal ricordo di chi non mi ha voluto in sé, per sé, farò del mio ritorno definitivo un alloggio per molti, gli stessi che hai già preposto a sgabello dei tuoi piedi. Scendendo la torre dalle immense altezze del tuo sentire e del tuo volere, andrò incontro all’inverno per liberare il suo occhio diverso dalla benda dei predoni e nulla, nulla resterà in sé, per sé, come prima. Quando il silenzio e le profondità dell’uomo mi verranno incontro, completati dalla parola, invero, non sarà presto, tantomeno sarà tardi: nel mio petto si scioglierà il primo e ultimo sigillo, a indiviso cuore. Avveramenti. Alle acque sorgive della conoscenza e della bellezza non ti cercherò invano, quel giorno, forse soltanto domani, perché in quelle fonti pure di vita e di amore, uniti come il tralcio alla vite, senza più chiamarci per nome, saremo nell’attimo espanso non più ignoto, luce di luce per la discendenza, la prole, che incarneremo di generazione in generazione. Noi, un solo gregge in un solo pastore, aspersi l’uno nell’altro in quel tempo detto Eternità.
(07/10/2026)


