Nozze di Cana

Il Caos verteva la sua mirabile attenzione verso di me. Invitata e per questo resa una di tante a quel banchetto non avrei sperato che avanti a me si presentasse mio figlio, quasi disprezzato perché, da me concepito, si era proclamato Figlio. Era il tempo della complicanza genealogica, del rifiuto quasi carnale che, sotto ogni singola pretesa, nascondeva il Frutto del mio stesso seno.
Quando il suo apostrofarmi colse l’anima mia impreparata non mi annientati ma, come lui volle, fui la determinazione di una donna. E comandai di seguirlo, ovunque lui andasse.
Fece più discepoli in quelle Nozze, lì a Cana di Galilea, che in tutto il suo percorso salvifico raccolto dalla sua presenza umana in terra. In verità il vino, che segnò eloquentemente la sua Missione, fu la rappresentazione iperbolica della sua Parabola, la chiave concreta e concettualistica di ogni Mistero. E lo versò fino alla fine, anzi, non si risparmiò soprattutto quando giunse l’ora che aveva compiuto dal principio, l’atteso Calice dell’Alleanza per la remissione dei peccati e la futura consolazione di molti.
Ecco cosa una madre può. E cosa una donna deve.
E quel dolore d’essere la constatazione tra i tanti m’ha reso Regina non solo del Cielo, della terra e della pace. Io sono anzitutto la Madre di ogni Famiglia perché si renda onore al Figlio che fu nel corpo della Madre per opera dello Spirito Santo nella stessa volontà del Padre. Il Matrimonio diletto di una Donna, di una Madre e di una Figlia con la Santissima Trinità. Magnifichiamola con la nostra vita. Amen.


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